Perché uno alle volte si chiede che giorno è oggi, e magari l’agenda non ce l’ha.
La mattina comincia con la luce chiara del sole d’inverno, limpida e fredda. E tu vai verso la campagna dei nonni, che poi è anche la tua. A tavola ci son quei cibi che c’erano anche l’anno scorso e l’anno prima ancora in questo giorno. Un po’ di legna nella stufa, il gatto nero grande quanto una pantera a guardarci dalla finestra.
Ha apparecchiato la zia, con un piatto solo per far faticare meno la nonna a lavarli, ormai incurvata dagli anni. Eppure nella sua eleganza sobria, la Carmen con gli occhi azzurri, rimprovera delicatamente la zia perché oggi è un giorno importante e ci vuole anche il sottopiatto, con l’affetto che ricorda i rimproveri di bambina e il bene lungo una vita, sin qui. Il nonno, brillante della sua condizione e della sua storia, spalanca i vetri assetato di aria pura e gratta via un’etichetta da quella bottiglia che così gli piace. E ritrovi il tuo fastidio per certe etichette nel suo gesto, vedi svelate le tue radici nella colla di un’etichetta… ce n’è sempre troppa a dar fastidio.
Fuori l’erba dei campi si è appena squassata di dosso la brina della notte, le galline vagano tra le canne e la terra del frutteto nuovo è nera al sole. Le mani della zia hanno plasmato i tortellini, quelli di forno e quelli fritti nello strutto, si sognano tutto l’anno e oggi sono in tavola. Il vino dolce spuma nel bicchiere, probabilmente sarà contento di quella pasta frolla che gli sta accanto.
Qua e là prendi in mano il telefono per sentire quelle persone che ti fanno la differenza. Di sera ti ritrovi sprofondato in una poltrona da un amico, caldo del fuoco del camino a ricevere in dono forbici cinesi. Non ho l’agenda, ma se ripenso ieri, mi sa che era il 25 dicembre.
Allora auguri, a te.