Ich bin ein Berliner
Novembre 10, 2009

Dopo 20 anni…
«[...] Sono orgoglioso di venire in questa città ospite del vostro onorevole sindaco, che ha simboleggiato per il mondo lo spirito combattivo di Berlino Ovest. E sono orgoglioso — sono orgoglioso di visitare la Repubblica Federale con il vostro onorevole Cancelliere che da così tanti anni guida la Germania nella democrazia, nella libertà e nel progresso, e di essere qui in compagnia del mio concittadino americano Generale Clay che — che è stato in questa città durante i suoi momenti di crisi, e vi tornerà ancora, se ce ne sarà bisogno.
Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire “civis Romanus sum.” Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire “Ich bin ein Berliner”.
(…) La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta. Ma non abbiamo mai costruito un muro per tenere dentro i nostri — per impedir loro di lasciarci. Voglio dire a nome dei miei compatrioti che vivono a molte miglia da qua dall’altra parte dell’Atlantico, che sono distanti da voi, che sono orgogliosi di poter dividere con voi la storia degli ultimi 18 anni. Non conosco nessun paese, nessuna città, che è stata assediata per 18 anni e ancora vive con vitalità e forza, e speranza e determinazione come la città di Berlino Ovest.
Mentre il muro è la più grossa dimostrazione del fallimento del sistema comunista — tutto il mondo lo può vedere — ma questo non ci rende felici; esso è, come il vostro sindaco ha detto, è una offesa non solo contro la storia, ma contro l’umanità, separa famiglie, divide i mariti dalle mogli, ed i fratelli dalle sorelle, divide le persone che vorrebbero stare insieme
Quello che è vero per questa città è vero per la Germania: una pace reale e duratura non potrà mai essere assicurata all’Europa finché ad un quarto della Germania è negato il diritto elementare dell’uomo libero: prendere una decisione libera. In 18 anni di pace e benessere questa generazione di tedeschi ha guadagnato il diritto ad essere libera, incluso il diritto di unire le famiglie, a mantenere la propria nazione in pace, in buoni rapporti con tutti.”
Voi vivete in un’isola difesa di libertà, ma la vostra vita è parte della collettività. Consentitemi di chidervi, come amico, di alzare i vostri occhi oltre i pericoli di oggi, verso le speranze di domani, oltre la libertà della sola città di Berlino, o della vostra Germania, per promuovere la libertà ovunque, oltre il muro per un giorno di pace e giustizia, oltre voi stessi e noi stessi per tutta l’umanità.
La libertà è indivisibile e quando un solo uomo uomo è reso schiavo, nessuno è libero. Quando tutti saranno liberi, allora immaginiamo — possiamo vedere quel giorno quando questa città come una sola e questo paese, come il grande continente europeo, sarà in un mondo in pace e pieno di speranza. Quando quel giorno finalmente arriverà, e arriverà, la gente di Berlino Ovest sarà orgogliosa del fatto di essere stata al fronte per quasi due decadi.
Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire “Ich bin ein Berliner“. [...] »
Al di là del risultato – L. Eusebi
Ottobre 20, 2009

Alcune cose che Luciano Eusebi (ordinario di Diritto Penale) ci ha detto ierisera…
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Che senso ha l’incontro con le realtà negative? Di fronte alle realtà negative… fare ciò che è altro dal male. Fare progetti di bene di fronte al male è estremamente rivoluzionario. Umanamente potresti anche sembrare sconfitto, ma la pienezza di vita è lì.
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Esempio personale:
Estate 2007 coi ragazzi – le ragazze distruggono la camera dei maschi. I ragazzi invece di distruggere la camera delle femmine, si chiudono dentro, fanno un po’ di casino per dare l’idea della distruzione… ma in realtà riordinano, puliscono e lucidano la stanza da cima a fondo. Escono. Le ragazze corrono per vedere il disastro… poi in silenzio ammirato portano scuse, abbracci e pasticcini ai maschi.
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“Sei libero se ti liberi di tutte le cose che ti chiedono qualcosa nella vita.” -> rischio di vita vuota.
Non dare la medaglia d’oro al delinquente ma lavorare per la riconciliazione e la riparazione. Recuperare una persona è dare autorevolezza alla legge. Ecco perché la mafia teme più i pentiti che le condanne. Si tratta di progettare una prevenzione migliore.
Fortunati quei tempi in cui c’è qualcuno che è disposto a fare qualcosa al di là del risultato. Fare le cose semplicemente perché è giusto farle.
Le idee valgono per quello che costano, non per quello che rendono. – diceva padre Giulio Bevilacqua.
Che cosa è giusto/bene? Davanti a questa domanda non si tratta di decidere, ma di capire/riconoscere. C’è qualcosa che non fa capo a orientamenti esclusivamente decisionali. Non è vero che ci sono solo opinioni. Dire che il bene non esiste e che non c’è più un’esperienza etica che accomuna tutti gli esseri umani… è moderno, ma una debole idea.
La domanda – In che modo sono chiamato ad agire per rispondere alla dignità di chi sta intorno a me?
Giustizia è fare in qualsiasi situazione ciò che corrisponde alla dignità dell’altro. Anche di fronte al male, si tratta di fare un progetto positivo, anche se sei a Guantanamo. Tutte le volte che ho a che fare con un individuo, lui è titolare di una pretesa verso di me: che io lo tratti in modo conforme alla sua dignità.
Sono proprio i mali più gravi ad insegnarci che la reciprocità del male non può essere la soluzione. Quale sarebbe la pena giusta per i genocidi? Per quello che è successo in Rwanda? Non c’è nessuna pena che cancella il reato.
Vaccate politiche…
Ottobre 1, 2009

SOCIALISMO:
Hai 2 mucche. Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.
COMUNISMO:
Hai 2 mucche. Il governo te le prende e ti fornisce (a sua discrezione) il necessario per vivere.
FASCISMO:
Hai 2 mucche. Il governo te le prende e ti vende il latte.
NAZISMO:
Hai 2 mucche. Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.
DITTATURA:
Hai 2 mucche. La polizia te le confisca e ti fucila.
FEUDALESIMO:
Hai 2 mucche. Il feudatario prende metà del latte e si tromba la tua morosa.
DEMOCRAZIA:
Hai 2 mucche. Si vota per decidere a chi spetta il latte.
DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA:
Hai 2 mucche. Si vota per eleggere la persona che deciderà a chi spetta il latte.
ANARCHIA:
Hai 2 mucche. Lasci che si organizzino in autogestione.
CAPITALISMO:
Hai 2 mucche. Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui iniziare un allevamento.
CAPITALISMO SELVAGGIO:
Hai 2 mucche. Fai macellare la prima ed obblighi la seconda a produrre tanto latte come 4 mucche. Alla fine licenzi l´operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento.
BERLUSCONISMO:
Hai 2 mucche. Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società soggetta ad offerta pubblica e nell´operazione guadagni 4 mucche beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche. Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con l´opzione d´acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto le 2 mucche perchè sporcano e puzzano. Quando stanno per beccarti, diventi Presidente del Consiglio. Da Presidente, istituisci una legge che tassa solo le prime 2 mucche (se vive) ed una che prescrive in 6 mesi tutti i reati amministrativi in campo agro-economico.
PRODISMO:
Hai 2 mucche. Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa su:
- Metri cubi della stalla;
- Inclinazione del tetto della stalla;
- ICI;
- Lunghezza della mangiatoia (da collaudare ogni semestre);
- Bollino blu sulla stalla (con cadenza mensile);
- Revisione bimestrale delle mucche;
- Registrazione delle mucche con atto notarile;
- Registrazione delle mucche a pubblico registro;
- Obbligo di un capo mucca responsabile per la 626;
- Obbligo di un capo mucca responsabile per i vigili del fuoco;
- Bollo da calcolare in base al peso della mucca (5,258 E al Kg se la lunghezza del pelo supera di 5 cm il tasso di interesse riportato dal Sole 24 Ore);
- IVA sull´acquisto di acqua e fieno per la mucca
- Tassa sulla compravendita della mucca + IVA;
- Tassa sulla donazione della mucca + IVA
- Canone RAI (obbligatorio) + IVA
- Canone Telecom (obbligatorio) + IVA
- Tassa sulla morte della mucca;
- Tessera sindacale per il sindacato delle mucche (14,37% al mese + tredicesima!!)
- Fondo pensionistico da versare all´INPS, per il sindacalista delle mucche
- IVA sul latte !!!
- IVA sulla mucca
- Marca da bollo annuale di 24,256 euro e per ogni zampa della mucca
A te rimane lo sterco. Nel frattempo è in approvazione un disegno di Legge sulla tassazione dei rifiuti organici animali.
Una sola nota
Settembre 1, 2009
Una sola nota, magnificamente suonata, mi basta.
Arvo Pärt
Le cose che contano
Giugno 10, 2009
Per entrare nella communitas occorre innanzitutto sentire la propria vita, la propria presenza tra gli altri come un debito e un dono nello stesso tempo. Io sono nella comunità per l’altro, soprattutto la mia presenza, l’essere là concretamente è per l’altro, per gli altri. La domanda che è posta come essenziale sull’architrave della porta di ogni comunità è: «Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9), il che significa: tu sei custode dell’altro, ne sei responsabile e, dovendo sapere dov’è l’altro, devi dare all’altro il tuo volto, la tua presenza. È così che inizia il riconoscimento della fraternità. L’altro, che è altro e tale deve rimanere, va riconosciuto mettendomi accanto, di fronte, rendendomi presente a lui, accettando di incontrarlo e di renderlo prossimo, vicino: il prossimo è colui che io decido di incontrare, e più lo avvicino più lo rendo fratello.
In questo dare la propria presenza sta il dare ascolto all’altro. Dare ascolto è più pregnante del semplice ascoltare, è fare dono all’altro di una presenza ascoltante: lascio che l’altro sia accanto a me, di fronte a me, lascio che lui/lei mi parli attraverso tutta la sua persona (il suo corpo, il suo vestito, il suo linguaggio, il suo profumo, il suono della sua voce…). Questo essere presente all’altro è inoltre sempre anche dono del tempo: attendere l’altro, «sacrificare», «fare sacrificio» del proprio tempo, il che è anche fare sacrificio della propria vita.
