doni della collega olandese

Qualche giorno fa.

Siamo a Budapest, sta per cominciare la conferenza conclusiva di un progetto europeo. La nostra collega olandese sfodera doni per tutti, dice - i tipici dolci di cioccolato che aspettano i bambini per Natale… che come tutti sanno in Olanda è il 5 dicembre!

Esatto, da loro infatti Babbo Natale arriva il 5 dicembre su un cavallo bianco… ma in realtà si tratta di San Nicola che andò in Spagna a convertire i mori! Infatti se si guarda bene l’iconografia, si nota che solo apparentemente sembra Babbo Natale… in realtà è un vescovo con tanto di mitria e pastorale e il moro da convertire!! Per di più… ai bimbi bravi i regali, a quelli meno bravi la minaccia di esser caricati nel sacco e portati in Spagna coi mori!!

Allora comincio a domandare come mai la libertaria e laicista Olanda conserva un festa così grande e così religiosa… la risposta è semplice – i bimbi aspettano i regali e gli adulti li fanno, ma nessuno sa le origini della festa, e nessuno sa che il tizio sul cavallo bianco è vestito da vescovo!! Non male eh…

Per approfondire: Sinterklaas

grande e religiosa festa

Ich bin ein Berliner

Novembre 10, 2009

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Dopo 20 anni…

«[...] Sono orgoglioso di venire in questa città ospite del vostro onorevole sindaco, che ha simboleggiato per il mondo lo spirito combattivo di Berlino Ovest. E sono orgoglioso — sono orgoglioso di visitare la Repubblica Federale con il vostro onorevole Cancelliere che da così tanti anni guida la Germania nella democrazia, nella libertà e nel progresso, e di essere qui in compagnia del mio concittadino americano Generale Clay che — che è stato in questa città durante i suoi momenti di crisi, e vi tornerà ancora, se ce ne sarà bisogno.

Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire “civis Romanus sum.” Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire “Ich bin ein Berliner”.

(…) La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta. Ma non abbiamo mai costruito un muro per tenere dentro i nostri — per impedir loro di lasciarci. Voglio dire a nome dei miei compatrioti che vivono a molte miglia da qua dall’altra parte dell’Atlantico, che sono distanti da voi, che sono orgogliosi di poter dividere con voi la storia degli ultimi 18 anni. Non conosco nessun paese, nessuna città, che è stata assediata per 18 anni e ancora vive con vitalità e forza, e speranza e determinazione come la città di Berlino Ovest.

Mentre il muro è la più grossa dimostrazione del fallimento del sistema comunista — tutto il mondo lo può vedere — ma questo non ci rende felici; esso è, come il vostro sindaco ha detto, è una offesa non solo contro la storia, ma contro l’umanità, separa famiglie, divide i mariti dalle mogli, ed i fratelli dalle sorelle, divide le persone che vorrebbero stare insieme

Quello che è vero per questa città è vero per la Germania: una pace reale e duratura non potrà mai essere assicurata all’Europa finché ad un quarto della Germania è negato il diritto elementare dell’uomo libero: prendere una decisione libera. In 18 anni di pace e benessere questa generazione di tedeschi ha guadagnato il diritto ad essere libera, incluso il diritto di unire le famiglie, a mantenere la propria nazione in pace, in buoni rapporti con tutti.”

Voi vivete in un’isola difesa di libertà, ma la vostra vita è parte della collettività. Consentitemi di chidervi, come amico, di alzare i vostri occhi oltre i pericoli di oggi, verso le speranze di domani, oltre la libertà della sola città di Berlino, o della vostra Germania, per promuovere la libertà ovunque, oltre il muro per un giorno di pace e giustizia, oltre voi stessi e noi stessi per tutta l’umanità.

La libertà è indivisibile e quando un solo uomo uomo è reso schiavo, nessuno è libero. Quando tutti saranno liberi, allora immaginiamo — possiamo vedere quel giorno quando questa città come una sola e questo paese, come il grande continente europeo, sarà in un mondo in pace e pieno di speranza. Quando quel giorno finalmente arriverà, e arriverà, la gente di Berlino Ovest sarà orgogliosa del fatto di essere stata al fronte per quasi due decadi.

Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire “Ich bin ein Berliner“. [...] »JFK_Entry_in_Berlin_Golden_Book

Arredo sacro…

Novembre 9, 2009

Crucified

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano

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Alcune cose che Luciano Eusebi (ordinario di Diritto Penale) ci ha detto ierisera…

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Che senso ha l’incontro con le realtà negative? Di fronte alle realtà negative… fare ciò che è altro dal male. Fare progetti di bene di fronte al male è estremamente rivoluzionario. Umanamente potresti anche sembrare sconfitto, ma la pienezza di vita è lì.

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Esempio personale:

Estate 2007 coi ragazzi – le ragazze distruggono la camera dei maschi. I ragazzi invece di distruggere la camera delle femmine, si chiudono dentro, fanno un po’ di casino per dare l’idea della distruzione… ma in realtà riordinano, puliscono e lucidano la stanza da cima a fondo. Escono. Le ragazze corrono per vedere il disastro… poi in silenzio ammirato portano scuse, abbracci e pasticcini ai maschi.

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“Sei libero se ti liberi di tutte le cose che ti chiedono qualcosa nella vita.” -> rischio di vita vuota.

Non dare la medaglia d’oro al delinquente ma lavorare per la riconciliazione e la riparazione. Recuperare una persona è dare autorevolezza alla legge. Ecco perché la mafia teme più i pentiti che le condanne. Si tratta di progettare una prevenzione migliore.

Fortunati quei tempi in cui c’è qualcuno che è disposto a fare qualcosa al di là del risultato. Fare le cose semplicemente perché è giusto farle.

Le idee valgono per quello che costano, non per quello che rendono. – diceva padre Giulio Bevilacqua.

Che cosa è giusto/bene? Davanti a questa domanda non si tratta di decidere, ma di capire/riconoscere. C’è qualcosa che non fa capo a orientamenti esclusivamente decisionali. Non è vero che ci sono solo opinioni. Dire che il bene non esiste e che non c’è più un’esperienza etica che accomuna tutti gli esseri umani… è moderno, ma una debole idea.

La domanda – In che modo sono chiamato ad agire per rispondere alla dignità di chi sta intorno a me?

Giustizia è fare in qualsiasi situazione ciò che corrisponde alla dignità dell’altro. Anche di fronte al male, si tratta di fare un progetto positivo, anche se sei a Guantanamo. Tutte le volte che ho a che fare con un individuo, lui è titolare di una pretesa verso di me: che io lo tratti in modo conforme alla sua dignità.

Sono proprio i mali più gravi ad insegnarci che la reciprocità del male non può essere la soluzione. Quale sarebbe la pena giusta per i genocidi? Per quello che è successo in Rwanda? Non c’è nessuna pena che cancella il reato.

Blog Action Day

Ottobre 15, 2009