Il blues -cd-

Oggi non presentiamo un cd ma un capolavoro!! 18 brani che sono 18 perle mondiali… grandi artisti internazionali riuniti insieme, per amicizia e per un grande blues.

Zucchero & Co.
di Zucchero Fornaciari

Anche in febbraio la sabbia, alle Maldive, era calda e accogliente. Zucchero vi si era appena sdraiato, accanto a sua moglie, quando lo chiamarono: “Devi tornare subito, Miles Davis ha ascoltato, casualmente, ‘Dune mosse’: vuole conoscerti e suonarla con te”. Fu così che finì un matrimonio e nacque una straordinaria collaborazione. Pochi giorni dopo, in sala d’incisione, Davis diceva al collega italiano: “Qui devi metterci un rullante”. Oppure: “Stammi vicino, mi dai energia”. Poi portò la tromba alle labbra. Registrò cinque assolo diversi, e disse: “Scegli quello dove non ci sono note stonate. Anche se Gil Evans diceva che, nel jazz, le note stonate non esistono”.
Tempo prima, durante un concerto ad Agrigento, Zucchero si vide capitare in camerino Lori del Santo. Con lei c’era Eric Clapton: “Grande show, grande musica, grande suono”, gli disse. E lo volle con sé a Londra, alla Royal Albert Hall, poi in tournée su e giù per l’Europa. Fu così che Zucchero divenne la star internazionale che è tuttora: il ‘principe del soul’, come lo definì Solomon Burke, che di queste cose se ne intende.
A quel punto, nessuno a Londra, a Parigi, a Memphis, o a New Orleans, se si parlava di Fornaciari, rispondeva: “Zucchero who?”, Zucchero chi? Ma intanto, finito il suo matrimonio, Zucchero si ritrovò in una baracca sul mare, con un cane, le poesie di Bukowski e alcuni dischi di Puccini. Nacque così ‘Miserere’. Un giovane tenore sconosciuto, Andrea Bocelli, fornì la voce per il provino, Zucchero lo fece ascoltare a Pavarotti che disse: “Non posso cantarla, non pratico il pop”. Sembrava irremovibile, ma Zucchero lo persuase con un gesto da melodramma: “Allora non la canterà nessuno”, esclamò, scagliando il provino nel caminetto. “Sei matto? E ora come facciamo?”, gridò il tenore. Poco tempo dopo era in sala d’incisione, a fianco di Zucchero.
Poi nacque l’amicizia con Sting, che amava molto ‘Madre dolcissima’ e conobbe Zucchero a una festa, nella sua villa toscana. E così via, tutti gli altri: dai grandi del blues agli idoli giovanili che si susseguono in questo album, contribuendo a renderlo magico con l’aroma vincente dell’amicizia.

Dune mosse
La voce roca che scandisce, all’inizio, ‘four, three, two, one’ è quella di Miles Davis. Ed è sua la tromba che sale lenta e agrodolce, si fa eco del canto, ne asseconda la fervida sensualità. Fino a librarsi in un assolo da brivido: un’incursione, davvero, ‘nell’immenso’, come vuole il testo.

Muoio per te
La voce melodiosa di Sting s’intreccia con quella carnale di Zucchero, entrambe si rincorrono, s’oppongono e si ricompongono. Suoni e ritmo hanno il passo lungo d’un viaggio, e la musica diventa avventura erratica, tragitto comune di anime.

Indaco dagli occhi del cielo (Everybody’s got to learn sometime) – Inedita
Finito un amore, dileguato il dolore vince la vita: ‘Mi sorvola/ l’amore invano…’. Su una risacca di suoni e di voci un volitivo pianoforte (Vanessa Carlton) e un trepidante violino (Haylie Ecker dei Coors) raccontano la pace ritrovata.

Il grande Baboomba (Mama get real) – Inedita
Uno Zucchero guascone e autoironico (“Belli come me non ne fanno ancora/ sani come me non ne trovi in giro”), si ritrae come in un cartone animato, con l’aiuto di Mousse T, dee jay turco innamorato del soul, coautore di ‘Sex bomb’ (Tom Jones).

Like the sun (Come il sole all’improvviso)
Cori gospel e, a scortare il canto acre di Zucchero, l’interiore sensualità di Macy Gray e la lirica chitarra di Jeff Beck. Il viaggio – testo di Gino Paoli – è davvero verso il sole: ci si abbandona alla tenerezza e ci si accende, via via, di passione.

Baila Morena
I Manà regalano al ‘nero bianco’ Zucchero vampate di sole messicano e di sfolgorante latinità. Canzone plurilingue, nell’idioma e nello spirito: lo spagnolo s’intreccia all’inglese e il soul si conferma musica senza confini, un ponte tra Atlantico e Pacifico.

Ali d’oro (I lay down)
“Vieni in me/ fammi volare, mio cielo…”. Emozionante: è l’ultima registrazione che John Lee Hooker realizzò prima di lasciarci. La voce del grande bluesman è calda e profonda come non mai, quella di Zucchero ha momenti di vera grazia, le tastiere dilagano, il pianoforte di Luciano Luisi scandisce e ricama.

Blue
Il testo inglese è di Bono, interviene una lieta e tenerissima Sheryl Crow. Risultato: una trina lieve, sbarazzina ma anche sognante. Uno Zucchero da camera con l’onda lunga degli archi ( Will Malone) e il giocoso chiacchiericcio delle chitarre.

Pure love (‘Puro amore’)
Parte aggraziata poi s’impenna, torna aggraziata e di nuovo s’impenna: gioco sapiente d’ombre e di luci, arrangiamento che si fa lirico, si stravolge, poi torna al lirismo più puro. Le due voci – l’altra è quella purissima di Dolores ‘O Riordan – conducono splendidamente il gioco.

A wonderful world
In una precedente versione Clapton si limitava a suonare, qui suona e canta: Zucchero più irruento, lui più scanzonato. E in un folgorante assolo pare ascendere alle stelle, come in certi assolo di Satchmo. Gli strumenti, contagiati, si scatenano nell’euforia del rhythm and blues.

Pippo (Nasty guy)
Versione al calor bianco d’uno dei brani più ‘fuori dai denti’ di Zucchero. La cui voce, su un arroventato tappeto funk, ingaggia con quella veemente di Tom Jones , un duello senza esclusione di colpi. Divertente e, al tempo stesso, emozionante.

Hey man – Sing a Song
Solitudine e bisogno di fraternità (grande testo di Paoli) si trasformano in preghiera cosmica. Grazie a un organo dalle risonanze metafisiche, alla batteria raffinata di Steve Gadd, al basso di Pino Palladino. E ovviamente al canto intenso di Zucchero, a quello altrettanto intenso di B.B. King e all’assorta chitarra di quest’ultimo.

Il volo (The flight)
Presagi di nuova frontiera: “Ho bisogno di qualcosa di buono che m’illumini il mondo, proprio come te”. Amore e utopia s’intrecciano ad una chitarra che punta al cielo, e a tastiere col passo flessuoso delle onde. Così come l’anima soul di Zucchero incontra l’eleganza leggera di Ronan Keating.

Così celeste
Un momento d’estasi decantato in ariosa melodia. Poi irrompe l’algerino Cheb Mami, con l’argento vivo della sua voce: e il tutto diventa festa magrebina, danza rutilante, mediterraneità allo stato puro.

Diavolo in me (A devil in me)
Il vescovo Solomon Burke non lesina foga, ritmo e febbricitante sensualità. Ma a un patto: la canzone diventi esorcismo, vade retro Satana. L’inversione di prospettiva, del resto, nulla toglie all’impeto di Zucchero, all’energia del brano, all’enfasi ‘pagana’ di cori e ritmi.

Without a woman (‘Senza una donna’)
Una melodia rilassata e gentile, che pian piano s’incendia alla fiamma del soul. Le voci di Zucchero e di Paul Young l’alimentano nel segno d’una totale complicità, la chitarra di Eric Clapton aggiunge eleganza e poesia.

Il mare impetuoso al tramonto…
“Amore, sesso, sesso, sesso/ sono un assetato/ perché tu sei l’acqua del peccato”: il ritmo è mozzafiato come s’addice ad una festa dionisiaca. E’ l’ora che i sensi trionfino e, così come il canto travolgente di Zucchero, la chitarra di Brian May corre felice sul filo del delirio.

Miserere
Un momento di emozione pura: il timbro ‘nero’ di Zucchero e due tra le voci tenorili più belle ed amate del nostro tempo (Pavarotti e Bocelli), unite per ricreare un brano notissimo, in bilico tra pop e lirica. E per raccontare un’attesa accorata di purezza e di serenità, tra gli ardui marosi dell’esistenza.

God Bless You!!
In Blues We Trust!!

Posted by Picasa

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