Il duello finale -analisi-

Ennio Morricone, Sergio Leone dietro la macchina da presa, due sguardi intensi, pistole nelle fondine, tutti guardano… silenzio… chi vincerà?

Facciamo l’analisi dell’ultimo duello:

Nelle parole usate, due visioni della società italiana

Si vince conquistando gli indecisi o mobilitando i propri elettori? Che cosa convince gli indecisi, i programmi concreti e dettagliati oppure i valori e la credibilità del candidato? Queste domande, che dividono studiosi e consulenti politici, devono essere il punto di partenza per un’analisi del secondo dibattito.

Il profilo tracciato dagli istituti di ricerca dell’elettore indeciso in questa campagna elettorale ha due caratteristiche principali: vive in piccoli centri ed è prevalentemente donna.
Partendo da quest’ultima caratteristica, nessuno dei due contendenti si è particolarmente rivolto all’universo femminile. Berlusconi ha promesso che, in caso di sua vittoria, il vicepresidente sarà donna e Prodi ha elogiato le donne ammettendo che “forse sia il presidente del Consiglio che io avremmo dovuto seguire i consigli delle nostre mogli” e che “un Paese guidato dalle donne sarebbe governato con più saggezza”. Ma nessuno dei due è sembrato veramente in grado di toccarne le corde con proposte forti, se vorranno giudicarli dovranno farlo come mariti (o come padri). E qui torniamo al punto, la prima partita tra i due candidati era sulla credibilità e sulla fiducia. Entrambi i candidati si sono preoccupati di rassicurare gli elettori di essere persone degne di fiducia che mantengono gli impegni (a differenza dell’avversario). Lo hanno fatto con stili diversi: Berlusconi, a tratti aggressivo e a tratti seduttivo, ha fatto ricorso a dati e cifre per dimostrare di aver fatto e di aver mantenuto le promesse; Prodi, ha spesso usato il sorriso per rafforzare la sua immagine “bonaria”, teso a trasmettere fiducia agli italiani, a comunicare l’intenzione e la capacità di superare le divisioni e le fratture sociali.
I veri indecisi da convincere sono sembrati quelli del proprio schieramento: Berlusconi ha parlato ai suoi rispolverando il pericolo della presa del potere da parte dei comunisti e l’azione fiscale contro i ceti medi, Prodi ha voluto subito rassicurare i tanti elettori disorientati rispetto alle proposte fiscali e, in particolare, al ripristino della tassa di successione: fissando la telecamera ha cercato di mettere la parola fine a questo argomento affermando “io credo che gli italiani si possano fidare della mia parola”.

Dal dibattito sono emerse chiaramente le differenze tra i due contendenti: differenze di programma, caratteriali, ma anche di visione della società. Emblematico è stato da parte di Berlusconi il paragonare l’Italia ad un’azienda complessa, mentre Prodi ha fatto spesso richiamo ad una visione più “solidaristica” della società.
Se è vero che, come sostiene George Lakoff, uno dei più noti linguisti americani, gli elettori non votano necessariamente per il loro interesse, ma per la propria identità, per i propri valori, per la persona con cui si identificano, i due contendenti hanno parlato a due italie: prosperità diffusa contro libero mercato, tasse più giuste contro meno tasse, stato più efficiente contro meno stato, responsabilità reciproca contro valori famigliari.
La chiave diventa quindi conquistare quell’elettorato che è mediano rispetto alle contrapposizioni valoriali, che apprezza in alcuni aspetti le posizioni del centrodestra e in altri quelli del centronistra, ma anche che, essendo più tiepido è più propenso, se non motivato a sufficienza, a restare a casa. Diventa quindi fondamentale la figura del leader, che deve incarnare identità ed interesse.
Nell’appello finale Prodi ha puntato maggiormente sull’identità, mirando a rappresentare il leader in grado di unire il Paese e farlo ripartire, mentre Berlusconi ha puntato più direttamente sull’interesse collegando il suo messaggio alla riduzione delle tasse. Maggiormente, perché la riduzione delle tasse rappresenta parte del sistema di identità e di valori del centrodestra, una visione ben precisa della società.
Fissando il dibattito sul tema tasse e, in particolare sull’eliminazione dell’ICI, Berlusconi ha intrapreso una scommessa rischiosa: un nuovo test sulla sua capacità di convincere che avrà successo se gli elettori riterranno credibile una promessa così forte e clamorosa. In caso contrario potrebbe diventare un boomerang.

Marco Caciotto

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