Il blues -cd-

Oggi proponiamo un esempio di vero blues purissimo. Chitarra magnifica.

Robert Belfour

Robert Belfour classe 1940. Lanciato nel 2000 con lo splendido “What’s Wrong with You” Robert aveva sorpreso tutti per la profondità dei suoi testi e delle sue musiche, per la fluidità del suo suono, per le immagini antiche e suggestive che la sua musica era in grado di evocare. Tutte queste componenti le ritroviamo in questo “Pushin’ My Luck”, un viaggio all’interno della cultura blues, alla riscoperta di suoni antichi dal sapore di whisky e dal profumo di tabacco e acqua e salmastra. 10 canzoni, dieci piccoli gioielli di vero blues, musica scarna ed essenziale tutta cuore e passione, musica notturna e cupa che racconta le sofferenze di un popolo, la durezza della vita e la gioia che danno le cose semplici; la stessa che si prova ascoltando questo disco. Il lavoro si apre con lo strumentale “Hill Stomp” una sorta di viatico per il mondo di antico di Belfour, la chitarra disegna le note mentre la batteria (Ted “Zaney” Gainey) detta il ritmo ipnotico della song: Splendido preludio alla successiva “Breaking My Heart” 5 minuti di blues rurale, polveroso, ridotto all’osso, con al voce bassa di Robert che guida la danza punteggiata da un alternarsi continuo di alti e bassi martellanti con le corde appena pizzicate. La title track è ancora più scarna, solo voce e chitarra elettrica, il fingerpicking splendidamente eseguito e la solita voce resa pastosa e bassa dagli anni, forte è l’influenza di altri grandi musicisti di casa Fat Possum come RL Burnside e Junior Kimbrough. Con “Go Ahead On” ritorna la batteria e il tono di voce si fa un pelino più alto, Belfour trascina sempre l’ultima parola del verso richiamando gli antichi holler e poi si lancia in un magnifico assolo sulle corde alte, grandissima canzone, classe enorme. “You Got Me Crying” è tutta incentrata sui bassi percussivi e ossessivi mentre “I Got My Eyes on You” richiama fortemente le atmosfere di “Goin Down South”.
La seguente “Sweet Brown Sugar” è un blues dai suoni antichissimi, rurale e fangoso di una bellezza disarmante.
“Stayed Awake” si fa apprezzare per la delicatezza dell’accompagnamento sui bassi. Favolosa è la successiva “Crazy Ways” la batteria, mai invasiva, accompagna Robert in blues elettrico di grande classe, alcuni passaggi vocali ricordano da vicino Albert King ma anche il primo John Lee Hooker. Chiude il disco “I’m Gonna Leave”, canzone acustica, lenta e struggente una sorta di tappa finale. La voce ritorna bassa a volte appena sussurrata mentre l’accompagnamento di chitarra incentrato sulle corde gravi ci riconduce all’inizio, per una fine che è un nuovo inizio, perché quello di Robert Belfour è un viaggio senza fine in una musica immortale che mantiene immutato il suo fascino a discapito degli anni. Il miglior disco blues dell’anno? Forse si, sicuramente uno straordinario disco blues per un artista magnifico.

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