Kowalski è tornato…

Paolo Rossi
Chiamatemi Kowalski – Il ritorno
Kowalski è tornato, ma nelle sue invettive tra fantasie, sogni al contrario e psicodrammi, non c’è spazio per Berlusconi. “C’è il problema di mandare via questo signore” ammette a bassa voce, ma la questione adesso è “immaginare il mio futuro, e se non lo nomino, non esiste”. Paolo Rossi riporta in scena il suo Kowalski con uno spettacolo che ripercorre vent’anni di storie e monologhi, cercando di recuperare la memoria persa e non ripetere gli stessi errori. Sulle note di Like a rolling stone di Bob Dylan si alza il sipario su “Chiamatemi Kowalski – Il ritorno”. Lo spettacolo riprende i migliori testi scritti con Gino e Michele, David Riondino e Giampiero Solari per “Chiamatemi Kowalski” (lo spettacolo dell’87 con la regia di Gabriele Salvatores), “Operaccia romantica”, “Sette spettacoli” e “Pop & Rebelot”, trilogia dove il personaggio di Kowalski nel corso degli anni ha fatto le sue apparizioni. In scena una band di musicisti e attori (Syria, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari e Marco Parenti) che deve risolvere il problema del capocomico che a forza di raccontare storie non sa più distinguere finzione e realtà e non ricorda più la sua storia personale.
Lo spettacolo diventa quindi una terapia in cui Paolo Rossi-Kowalski affronta il vuoto di memoria raccontando vecchie storie che si confondono con fatti più recenti. “L’Authority sulla par condicio sostiene che la satira non deve essere degenerante. Cosa vuol dire degenerante? Forse mandare mille euro ai bambini appena nati? Neanche Michael Jackson arriverebbe a tanto per conquistare punti in più nei sondaggi”. Kowalski si guarda intorno, ma la confusione aumenta. “Sono di sinistra ma ho dei dubbi vedendo grandi manifesti elettorali tutti uguali con delle facce da pirla. Mi dicono che sono i miei candidati. Forse non sono fotogenici”. Analizzando i suoi vuoti di memoria, Rossi si rende conto che si tratta di una malattia contagiosa. “E’ una malattia diffusa in Italia, e che viene trasmessa all’uomo dalla tv. Il contagio avviene soprattutto quando un solo leader va troppe volte in tv”. Ma, tornando indietro nel tempo, Kowalski spiega perché non bisogna parlar male di Berlusconi. “Io e lui in fondo facciamo lo stesso mestiere, quello di raccontare balle. Per essere bravi bisogna sapere esagerare e avere prontezza di riflessi. E se ne dici tante ti credono anche quando sostieni di essere Gesù Cristo”.
Rossi ripropone quindi un brano sull’attuale premier che risale al 1986: “Un uomo che si è fatto da solo e che si comprerà tutto, anche la Costituzione e la farà riscrivere a Mike Bongiorno. All’articolo 1 leggeremo che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro? Avete 20 secondi per rispondere”. Parole che bruciano sulla lingua dello smemorato Kowalski che spiega e promette però di non volerlo più nominare per rimuovere un problema così grande per il paese: “La satira politica è immaginare il futuro: meno lo nomino, meno esiste”. Dai polverosi ricordi del passato Rossi ritrova anche un vecchio “Aspettando Godot” che diventa un affettuoso omaggio a Giorgio Gaber, Enzo Iannacci e Felice Andreasi. Poi, dopo i sogni al contrario e quelli dei bambini, le ultime raccomandazioni. “Le elezioni si possono anche vincere, ma non vorrei che succedesse come quando abbiamo vinto il campionato del mondo e mi sono ritrovato a giocare da solo con la play station. Insomma, se si vuole cambiare davvero il paese bisogna farlo tutti insieme”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...