Libro -Elogio della Normalità-

Oggi…

Elogio della norrmalità
di Vittorino Andreoli

“Il tema generale è indagare il comportamento verso il bene (antitesi della voglia di orrore e di malvaggio) e studiare la dinamica quotidiana del fare il bene. Le dico subito che sono convinto che al centro ci sia il piacere del bene e non mi pare psicologicamente sostenibile il legame esclusivo col sacrificio: il bene nasce dal piacere non dalla rinuncia e semmai dalla rinuncia come piacere.” (Dall’Incipit)

STUDENTESSA: Buongiorno professore. Volevo chiederLe come si fa a distinguere una paura positiva, se vogliamo esistenziale, da una negativa, che porta a una patologia?
Vedi, innanzi tutto partiamo dalla paura. E’ un sentimento di malessere, che ciascuno di noi prova quando si trova di fronte ad una situazione nuova, cioè quando dobbiamo affrontare, diciamo, un ambiente che ha caratteristiche inaspettate, non fa parte della quotidianità, della banalità, dello scontato. Allora per poterci adattare c’è bisogno di riattivare il nostro organismo, quasi di utilizzare al massimo le nostre possibilità e quindi c’è una paura, tra virgolette, “buona”, che è quella che ci permette di utilizzare al meglio le nostre possibilità. Questa è una paura utile, perché uno cercherà di riattivarsi sul piano fisico persino, come dovesse affrontare una lotta, oppure anche sul piano psicologico per poter tirar fuori tutto ciò che di meglio la sua personalità può dare. Ti faccio un esempio. E’ stato dimostrato che i ragazzi che devono sopportare un esame, affrontare un esame, ebbene, se hanno un po’ di paura, quella paura buona, quella esistenziale, pensa rendono il 40% di più di studenti che invece affrontano freddamente, come si trattasse di una cosa banale. Ecco, allora c’è un meccanismo che ti attiva, che permette cioè di farti esprimere al meglio le capacità. Tutto questo quindi ti aiuta a risolvere quella questione, a risolvere quel problema. Certo, c’è una paura che diventa clinica quando invece ti immobilizza, cioè non solo non ti aiuta, ma, per esempio non riesci più a collegare mentalmente, a ricordare ciò che già sai. E quindi vedi, la paura da “normale” – tra virgolette – a “patologica”, è in funzione della sua intensità. Allora è una paura eccessiva che ti blocca, ti vien voglia di scappare invece che di sederti di fronte all’insegnante che ti interroga, oppure quando la paura permane a lungo nel tempo. Non c’è più quello stimolo particolare, eppure tu hai paura anche quando vai a casa, anche quando poi fai cose banali. Quindi è una distinzione fondamentale, perché se è vero che una paura eccessiva va curata, cioè va in qualche modo affrontata, beh è altrettanto vero che la paura esistenziale non solo non va curata, ma deve essere accettata, anzi considerandola un sentimento positivo.

STUDENTESSA: Si ha paura di ciò che non si conosce, dell’ignoto, ma a volte anche di ciò che si conosce bene. Secondo Lei quale delle due paure è più pericolosa?
Guarda, ci sono delle paure senza oggetto, di cui l’espressione, se vuoi, più caratteristica è la paura della paura. Tu chiedi; ma di che cosa hai paura? Non lo so, eppure tu vedi che si tratta di una persona che ha tutte le caratteristiche di chi, di chi non sa che cosa fare, l’incertezza, la voglia di scappare. Quindi c’è una paura senza oggetto. E poi ci sono le paure degli oggetti. C’è chi ha paura di salire su un aereo, c’è chi ha paura dei ragni, e chi ha paura di un animale, e così via. Vedi, certo noi diciamo generalmente che si possono affrontare meglio le paure come oggetto. Analizziamo quella paura specifica. Ecco, però devi tener in considerazione che qualche volta una persona che ha paura di un oggetto, in realtà, non è quello il motivo principale, la causa principale, perché spesso noi abbiamo paura di cose che sono in realtà spostamenti di paure reali. Ti faccio un esempio. c’è una bellissima storia che racconta Freud, quella del piccolo Hans, forse ne avete sentito parlare. E’ una bellissima storia. La storia di un bambino, il quale era terrorizzato dai cavalli bianchi e quindi, allora – sai, parliamo nella Vienna del secondo Ottocento, i cavalli c’erano sul serio -, questo bambino, quando vedeva passare per strada un cavallo bianco, addirittura era preso da una paura tale che lo faceva svenire. Quindi una paura intensissima. Freud studia questo caso, lo analizza e scopre che in realtà questo Hans, il piccolo Hans aveva paura del padre, ma questa era una paura talmente pericolosa, che non poteva, tra virgolette, “permettersi di gestirla”, era troppo, era aver paura di una persona con cui viveva, e quindi aveva spostato quella paura dal padre a quell’oggetto diciamo, a quell’animale, che in qualche modo – questo meccanismo di difesa – gli permetteva di vivere con il padre. Però l’analisi che fa Freud ha svelato che la paura del cavallo non aveva niente a che fare col oggetto, in realtà era una paura spostata dal padre al cavallo. Ecco perché quando noi parliamo – e per rispondere alla tua domanda -, delle paure degli oggetti, non è detto che sia proprio l’oggetto, ma potrebbe essere che quell’oggetto raccoglie una paura che deriva da altre cause. E la paura gli derivava, almeno nell’interpretazione di Freud, da un complesso edipico (dall’Edipo re che voi certamente avete studiato a scuola): ebbene il problema secondo Freud è che il piccolo Hans aveva paura del padre in quanto diventava una sorta di nemico, un ostacolo al godimento dell’affetto della madre, cioè vedeva il padre come un competitore e quindi in qualche modo ne aveva paura. Paura però che, come ripeto, dal padre si sposta poi su un altro oggetto.
STUDENTE: Oppure è rimasta una paura che qui è uno stato d’animo e quindi non deve essere assolutamente toccata, assolutamente curata?
Mi piace molto la tua, la tua domanda, perché è centrale. Io considero che la paura sia un nodo di partenza per la follia, per molte delle manifestazioni di follia. Cioè in altre parole, alla paura bisogna rispondere, cioè l’uomo, ciascuno di noi, di fronte ad una paura , in particolare, la paura intensa o duratura nel tempo, deve dare una risposta. E questa risposta è una vera e propria reazione. E sono due le possibili reazioni di fronte, di fronte alla paura: la fuga è quella, se vuoi, quella di una, di una preda di fronte al predatore, insomma che scappa. Naturalmente nell’uomo non necessariamente si fugge coi muscoli, scappando, ma c’è una fuga psicologica. Per cui di fronte a una situazione di paura c’è una fuga. Prima si rimane come attoniti, quasi passivi, poi ci si allontana, poi si comincia a dire: “No, io in quella situazione che mi spaventa, in quella situazione, non so cavarmela, quindi mi allontano”. Poi uno comincia a dire: “Beh, ma non è solo in quella situazione, io sono incapace, non so, in realtà, cavarmela in nessuna delle situazioni”. E quindi, come vedi, è una risposta alla paura fatta dal singolo, che quasi si denigra. Dice: “Io non valgo niente”. E quando c’è la sensazione di non considerarsi, di non valere niente, beh, questa è già depressione. E pensa è una depressione a cui si lega spesso, come voi sapete il suicidio. E qui ritorniamo al mondo giovanile, che è quello che mi interessa molto. Tu pensa che, tra i giovani oggi, le cause principale di morte sono il suicidio e gli incidenti stradali. Guarda che è drammatico. Allora il suicidio quindi lo vediamo come una sorta di fuga, prima da quella situazione specifica, poi addirittura dalla vita, perché uno dice: “Io sono incapace di tutto. Non mi resta che morire”. L’altra possibile reazione non è di fuga, ma di violenza. Cioè in altre parole uno dice: ” Ma io mi trovo, ho difficoltà a inserirmi in questa situazione, in questo ambiente. Beh, ma non sono io, è l’ambiente che è contrario a me, è l’ambiente che mi rende le difficoltà”, e quindi si mette nell’atteggiamento non di fuga, ma di aggredire l’ambiente, cioè distruggiamo l’ambiente. E quindi la violenza. Ora, vedi, su questi due, su queste due direttive si inseriscono tantissimi comportamenti anomali, che poi definiamo follia. E quindi, dalla paura, che poi cresce di dimensioni fino al terrore, fino proprio alla impossibilità di gestirsi, dove uno colpisce l’altro in una situazione in cui non è in grado di capire che cosa fa, perché è sopraffatto dalla paura. Ecco perché, se vuoi capire la violenza , devi prima sapere cos’è la paura, che é un nodo principale per inserire molti comportamenti, che poi chiamiamo folli.
STUDENTESSA: Come Lei ha detto prima, a volte capita di aver paura di qualcosa, ma nello stesso tempo desiderarla inconsciamente, magari nei sogni. Ecco, io volevo sapere: qual il rapporto tra paura e desiderio?
Ma dunque, vedi, credo che ciascuno di noi abbia un grande bisogno di affermarsi, almeno in questa società. Non è detto che in tutte le società possibili, ci sia questa voglia di protagonismo, che arriva al successo, che arriva all’eroismo. Ora non c’è dubbio che la voglia di affermazione viene spesso portata, se vuoi proiettata, sull’eroe. Pensa quanta importanza ha nella cultura occidentale, dal mondo greco che è un mondo di eroi. Quindi anche oggi c’è questa esigenza, da parte del mondo giovanile, di una forma di eroismo, chiamalo, se vuoi, pseudo-eroismo. E allora abbiamo eroi un po’ particolari. “L’eroe del sabato sera”, “l’eroe dello stadio” e tanti altri piccoli eroi, se vuoi, un po’ tristi. Però, se andiamo a cercare di capire il perché, c’è questo grande bisogno di protagonismo e di eroismo. Ora l’eroe, lo si è sempre detto, è uno che ha paura, è uno che avverte che c’è una grande prova da fare e, siccome la maggior parte della gente scappa, non lo fa, lui, pur percependo quella paura, però fa il grande gesto, e quindi può arrivare ad affermarsi proprio in virtù della paura.
STUDENTESSA: Professore, per quale motivo si ha più paura della morte delle persone care più che della propria?
Questa è una bellissima domanda. Vedi, ognuno di noi ha bisogno di sicurezze. Le sicurezze che cosa sono? Sono quegli appigli che nella vita noi abbiamo bisogno di trovare per difenderci, per sentirci sicuri. La difesa più importante dalla paura è proprio, sono proprio gli affetti, il voler bene, il sentirsi sostenuti. Ecco quindi è chiaro che, se uno comincia a capire che la propria sicurezza, che è una “terapia” – tra virgolette – della paura, sono le persone care, beh, l’idea che queste persone care possano scomparire, ti mette, ti fa sentire, ti fa vivere un’esperienza, ti fa addirittura immaginare di essere senza quegli appigli. E senza sicurezza si ha paura. In fondo potremo anche definire la paura come una perdita di ogni punto di riferimento, e quindi di quelli che sono gli appigli prevalentemente di tipo affettivo. Vedi, mi dà, mi dà l’occasione per dire: guarda sì, poi parleremo, se avremo, se voi lo vorrete anche di “terapia”, quella che fanno gli psichiatri. Ma vedi, la prima “terapia” della paura la facciamo noi, come persone umane, l’essere vicino all’altro, voler bene. E non ho minimo dubbio che, per esempio, gli affetti, dall’amicizia all’amore, beh, sono delle grandi terapie per la paura. E quindi si capisce il perché la perdita di una persona cara che ti dà la sicurezza ti butta nella paura.
STUDENTE: Cosa ne pensa della paura d’amare?
Vedi l’amore è un sentimento di grande sicurezza, ma proprio perché diventa qualche cosa che uno sente come indispensabile si arriva al paradosso che si ha paura di perderlo. E allora anche l’amore ha un velo di paura, che può arrivare fino a delle forme gravi, la gelosia. Vedi io sostengo che la gelosia non è una patologia. Naturalmente una gelosia che sia proprio come un sentimento di perdere il proprio amore; ecco, quindi la gelosia, che vuol dire la paura di perdere quella condizione di sicurezza, è quanto mai, è quanto mai giustificata. Certo, quando arriva a essere non più proporzionata, ad essere addirittura un delirio, per cui uno si vede braccato e vede da per tutto nemici, che gli rubano il proprio oggetto d’amore, beh diventa una vera e propria follia, perché è un delirio. Però – se vuoi, è una considerazione questa molto, molto umana -, anche l’amore che è la più grande terapia alla paura, però comporta la paura di perdere questo strumento di difesa. Quindi come vedi, questo, questo mi porta a dire che la paura è prima di tutto una caratteristica esistenziale e quindi bisogna vincere l’idea che la paura, quando la si sente, è negativa. Ma, come vi ripeto, bisogna distinguere bene la fase in cui la paura, non solo è accettabile, ma è utile al nostro vivere, da quando invece è veramente dannosa.
STUDENTESSA: Professore, che tipo di personalità riesce meglio a superare la paura, a non farla cadere in uno stato patologico?
Guarda, dividiamo, per semplicità, gli esseri umani, i giovani, in introversi ed estroversi. Gli introversi sono quelli, come sai, che tendono a guardarsi molto dentro. Sono quelli che in genere hanno anche molte più paure. E questi chiedono meno aiuto, e quindi sono più soli, finiscono per elaborare molto la propria paura, ma non ad arrivare ad una terapia. Ecco, ci sono poi gli estroversi, quelli che riescono a liberare le proprie angosce, ne parlano con tutti, cercano di coinvolgere gli altri. Ecco, credo che siano, per superare la paura, sono più, tra virgolette, più “disposti” gli estroversi, perché gli introversi accumulano, fanno anche delle fantasie che aumentano molto la paura. Vedi, però, é certo questo: bisogna arrivare alla comprensione. La prima terapia insomma è quella di parlare, delle proprie paure bisogna parlare. E io ti posso dire che oggi c’è una psichiatria che aiuta molto? Vedi per molto tempo, per molti secoli si usava l’aspersorio anche per curare la paura, perché chi era molto impaurito veniva spesso interpretato come un indemoniato, come uno preso dalle streghe, eccetera. Quindi quelle interpretazioni non scientifiche. Quindi c’erano degli strumenti per questo, strumenti anche che avevano funzione, perché rassicuravano nel momento. Beh, io credo che oggi, a questo tipo di strumenti irrazionali, si devano dare delle terapie psichiatriche, che è possibile fare. Quando tu parli con un terapeuta, che ti dà fiducia e che ti dice: “Guarda che la tua paura è possibile risolverla, parliamone. Come nasce?”, nasce quella relazione i cui uno condivide con te la paura e porta a curarla.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...