Libro -Race et Histoire-

Torniamo a segnalare delle letture stimolanti…
Oggi andiamo sui classici, un’ottima riflessione antropologica sulla razza dal grande strutturalista francese. Un testo molto stimolante e non pesante, è piuttosto breve e accessibile a tutti, anche la versione originale è abbordabile senza troppe difficoltà.

Razza e storia
di Claude Lévi-Strauss

Note di Copertina
Scritti a distanza di circa vent’anni l’uno dall’altro, e strettamente correlati nelle circostanze esterne che ne hanno suggerito la stesura come nelle intenzioni dell’autore, Razza e storia (1952) e Razza e cultura (1971) rappresentano una pietra miliare della riflessione antropologica (e più generalmente del pensiero progressista contemporaneo), e vanno considerati ancora oggi alla stregua di un piccolo manifesto antirazzista. Proprio nel loro insieme, infatti, i due saggi propongono gli aspetti inscindibili di una medesima riflessione: quella relativa ai mondi sommersi, e quella sul mondo che ci circonda. Illustrando tutta l’ambiguità di parole chiave quali senso del progresso, civiltà, differenza razziale, etnocentrismo, il grande antropologo francese denuncia la gratuità, ma anche la straordinaria forza di seduzione, dei pregiudizi e luoghi comuni che alimentano ogni idea di identità culturale e qualsiasi rapporto con il diverso-disuguale, riaffermando il legittimo diritto all’esistenza di qualsiasi cultura. Il relativismo culturale lévi-straussiano non considera infatti le civiltà come universi chiusi: “L’unica tara che possa affliggere un gruppo umano e impedirgli di realizzare in pieno la propria natura è quella di essere solo”.

Fin dai primissimi anni Cinquanta, Claude Lévi-Strauss levò la sua autorevole voce nel nascente dibattito sul problema del razzismo. Lo fece con un testo famoso, Razza e storia (pubblicato da Einaudi nel 1967 nella collana “Nuovo Politecnico” insieme ad altri studi di antropologia) dove attribuiva al carattere etnocentrico proprio della civiltà occidentale la responsabilità della nascita delle teorie razziste. A suo parere era essenziale rifiutare l’idea del primato dell’Occidente, che si accompagnava al concetto di scambio paritario fra tutte le culture. Queste riflessioni furono sviluppate e corrette nell’intervento, datato 1971, dal titolo Razza e cultura. Raccolti in un unico volume, i due scritti colpiscono per la lucidità della loro analisi e della loro accusa, e stupiscono per la tragica attualità di quanto denunciano. La lotta ai pregiudizi razziali non deve mai perdere il suo valore di dovere morale, e gli ammonimenti di uno dei più grandi spiriti del XX secolo c’impediscono l’oblio.

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