Philippe Daverio e Fotografia -Reggio Emilia-

Comicia la Settimana della Fotografia Europea a Reggio Emilia…

“Ogni fotografia è un certificato di presenza”
(Roland Barthes)

Ieri, al teatro Ariosto, l’istrionico Philippe Daverio ha inaugurato l’iniziativa con un eclettico intervento. Eccone alcuni flash…

“Io sono un po’ come un saltimbanco del ‘600, girando qua e là… do una mappatura di ciò che avviene nel Paese. L’area più curiosa adesso, è quella tra la Lombardia e l’Emilia. Ci si rende conto che serve una muscolatura culturale diversa e nuova.
Come Arles è la città di riferimento per la fotografia in Francia, Reggio potrebbe esserlo in Italia.

La cultura è la nostra vera palestra dell’identità di domani. Se non la portiamo a termine, saremo perdenti.

La fotografia c’è da 170 anni, è arte da poco però… da quando i martelletti delle case d’asta hanno venduto la prima fotografia a caro prezzo. Poi, la macchina fotografica è generatrice di opere d’arte? Non solo… Vedete, come il vostro raffinatissimo Ghiri ci insegna, siamo tutti fotografi… ma non tutti artisti. La fotografia serviva agli impressionisti come ispirazione, poi è diventata immagine in sé; adesso, a volte, è oggetto di altre opere d’arte più grandi… Un percorso antropologico complicatissimo quello della fotografia.

La fotografia è soprattutto un grande oggetto della narrazione. È ambiguità. L’istante non esiste, c’è un prima e c’è un dopo. È una parcella del mondo che non rappresenta la realtà, ma l’idea che noi abbiamo della realtà.

La cosa più bella per la vostra città non è la mostra, l’evento ma… il fatto che l’inaugurazione sia in un teatro, con un pubblico, a parlarne.

L’arte contemporanea si sta suicidando, al pubblico interessano le immagini di curiosità intellettuale. La fotografia è una cultura della visione del mondo.

Voi emiliani avete un’impressionante carica barocca, unitela all’arte minimalista che da oggi si aggira per la vostra città e a quello che avete sopra la testa. Sì… perché questo soffito, alla belle epoque, mi entusiasma: è una cosa che non esiste, che sta su per magia; non ha il contenuto di una fotografia ma nemmeno l’assenza di significato di alcune opere minimaliste.
Se unite il tutto entrate nel vivo del dibattito culturale:
– L’arte deve avere un significato? O no?
– L’arte deve essere bella? O no?

Fatto sta, che per capire quel soffitto qui sopra, l’unico modo è prendere la macchina fotografica e fotografarne i dettagli. E allora capite anche voi… Che la Confusione sia!!
Auguri.”

Breve biografia…
Philippe Daverio
è nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Alsazia da padre italiano e madre alsaziana. Dal 1961 al 1967 ha frequentato il Liceo scientifico francese. Tornato in Italia per gli studi universitari, ha frequentato i corsi di laurea in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano. Nel capoluogo lombardo ha avuto inizio la sua attività di mercante d’arte. Quattro le gallerie d’arte moderna da lui inaugurate: due a Milano, le altre a New York Specializzato in arte italiana del XX secolo (futurismo, metafisica, novecento, scuola romana), ha dedicato i suoi studi al rilancio internazionale del Novecento.
Come gallerista ed editore – nell’81 ha inaugurato una casa editrice e nell’84 una libreria, sempre a Milano – ha pubblicato una cinquantina di titoli vari (Catalogo ragionato dell’opera di Giorgio de Chirico fra il 1924 e il 1929, Catalogo generale e ragionato dell’opera di Gino Severini, Fillia e le avanguardie fra le due guerre, ecc.).Opinionista per Panorama, Liberal e Vogue, consulente per la casa editrice Skira, Philippe Daverio si è sempre definito uno storico dell’arte. Così infatti lo ha scoperto il pubblico televisivo: nel 1999 come inviato speciale della trasmissione di Ratre “Art’è” e nel 2000 come conduttore del programma “Art.tu”, poi “Passepartout” sempre per Raitre.
Assessore a Milano dal 1993 al 1997 nella giunta Formentini, con le deleghe alla Cultura, al Tempo libero, all’Educazione e alle Relazioni internazionali, si è occupato del rilancio di Palazzo Reale a Milano, del suo restauro e del riposizionamento del sistema museale nell’insieme del patrimonio civico.Ha promosso e seguito alcuni lavori pubblici significativi (completamento del Piccolo Teatro, del Teatro dell’Arte in Triennale, progetto Ansaldo, progetto Palazzo Reale, Teatro della Bicocca degli Arcimboldi). È stato fra i promotori delle fondazioni come strumento di autonomia e di osmosi fra pubblico e privato nelle istituzioni culturali (Scala, Fondazione Pierlombardo, Fondazione dei Pomeriggi Musicali, Fondazione delle Scuole Civiche Artistiche milanesi). Attualmente si occupa di strategia ed organizzazione nei sistemi culturali pubblici e privati.
Il raffinato gusto estetico di Daverio si palesa, a parte che per la scelta della ammirevole professione, nei suoi capi d’abbigliamento. In lui il Colore è sempre garantito, così come gli accostamenti squisiti, sebbene con tinte molto forti; tinte che richiamano l’arte d’inizio Novecento: i forti contrasti degli espressionisti astratti di Kandinskij, dei futuristi di Balla e Boccioni…

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