Cinema -Immortel (ad vitam)-

Oggi presentiamo un film sperimentale e interessantissimo che unisce attori, disegni fumettistici, grafica 3D, versi poetici di Baudelaire e gli antichi dei della civiltà del Nilo.

Immortel ad vitam
ci Enki Bilal

23° secolo, Jill (Linda Hardy), una misteriosa donna con i capelli blu si aggira per New York. Lei ancora non lo sa ma Horus, un dio con la testa di falco, la sta cercando per sedurla. La divinità, però, ha bisogno di un corpo umano, prende così le sembianze di Alcide Nikopol (Thomas Kreschmann Il Pianista, La regina Margot), ex prigioniero politico…
Enki Bilal con questo “Immortal ad Vitam” è alla sua terza prova da regista dopo “Bunker Palace Hotel” e “Tykho Moon”. Nato a Belgrado nel 1951 si trasferisce dopo dieci anni a Parigi dove scopre la lingua francese, i fumetti ed il cinema.
Per chi è appassionato della trilogia di Nikopol creata dalla mente visionaria di un Bilal giovanissimo, sappia che la trasposizione cinematografica ha dei sostanziali cambiamenti. A partire proprio dal personaggio principale, Nikopol, che sulle tavole era un disertore quasi pacifista nella pellicola è un rivoluzionario mandato in ibernazione per i suoi atti sovversivi. Ad Horus, il dio “Falco”, che nei disegni era più assetato di potere e di vendetta ed invece, nel film, condannato alla mortalità, desidera solo tramandare la sua divinità ingravidando la neo cibernetica Jill. In realtà tutto il concetto di divinità viene ridefinito, nei volumi a fumetti viene visto come se gli dei fossero una sorta di comunità vampiresca ed assetata di potere, a differenza del contesto cinematografico la quale viene elevata ad un livello quasi solenne, anche se in una scena li vediamo giocare a monopoli (forse una delle poche cose riprese dal fumetto). Ma Bilal stesso ha dichiarato che era impossibile riproporre quel mondo futuristico ed aberrante tutto alla stessa maniera. Puro delirio pittorico, una quantità di personaggi e di idee quasi improponibili… Vari elementi, comunque, rimangono fedeli, la gamba di ferro “aggiustata” dal dio Horus a Nikopol, la piramide apparsa improvvisamente sul cielo di New York (nei fumetti era Parigi), il clima elettorale univoco, il look della “Donna Trappola” Jill. Ad onor del vero, la pellicola, vista anche fuori dal contesto fumettistico, funziona ugualmente, è ironica, intensa e visionaria. Fa parte di quei film che non si riescono a catalogare come pura fantasy, dietro c’è ben altro. Il manovratore di questo mondo alternativo è uno di quei personaggi che rivoluzionò il mondo del fumetto (insieme ad un altro grande come Moebius) e con la macchina da presa è riuscito a renderlo fruibile a tutti, lasciando intatta la sua spinta sovversiva e visionaria.
Affascinante, forse è questa la parola giusta, ed a chi non piace questo genere di cose, bè, è meglio che si continui a leggere Topolino.

Marco Massaccesi

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