Benvenuti ad "Ave Maria" (Florida)

Florida. Nella città dell’Ave Maria si serviranno pizze e Rosari a domicilio. Potrà abitarvi soltanto chi ha fede in Dio, Pizza e Famiglia. Forse non proprio ortodossa, come trinità, ma comprensibile, visto che questa nuova comunità in Florida intitolata a Maria di Nazareth e riservata a cinquemila cattolici super tradizionalisti che vi compreranno casa, è stata costruita sulla margherita a domicilio e sui miliardi del creatore della celebre Domino’s Pizza, Tom Monaghan, il cui motto ufficiale è, appunto, “Dio, Pizza e Famiglia”. Negli ultimi acquitrini e paludi naturali accanto a Napoli, “Naples” nel senso della Florida, spazzati via gli alligatori, i serpenti mocassini e le pantere nere suprersititi, la città dell’Ave Maria, “Ave Maria City”, sorgerà accanto alla nuova facoltà di legge dell’Ave Maria, “Ave Maria Law School” e attorno a quella che il padre spirituale della pizza a domicilio “consegne entro mezz’ora o la pizza è gratis” immagina come “la più grande cattedrale cattolica del mondo”. Si chiamerà, non del tutto sorprendentemente, la Basilica dell’Ave Maria. Non è ancora chiaro quali requisiti e credenziali i futuri abitanti dovranno esibire per essere ammessi nella cittadella Mariana, a parte i soldi e i mutui necessari per acquistare abitazioni e terreni in una zona dove un ettaro di palude costava ieri 40 dollari e oggi, nella prospettiva della celeste speculazione, già vale 20 volte di più, 800 dollari. Anche la gerarchia cattolica americana ha qualche perplessità sul valore apostolico di una comunità ghetto devota al nome di Maria e la curia di Miami, interpellata, respinge con cortese silenzio ogni richiesta di valutazione dottrinale dell’iniziativa. Ci saranno esami di catechismo per i futuri acquirenti? Fioretti? Esercizi spirituali? Novene e rosari da recitare davanti al notaio al momento del rogito? Monaghan, che all’età di 69 anni ha deciso di investire il miliardo di dollari in contanti acquisito quando vendette le sue 6.500 pizzerie non va molto oltre quella frase sul dogma di “Dio Pizza e Famiglia”, ma qualche dettaglio sulla futura città dei Rosario lo concede. Niente gay, naturalmente, almeno niente gay dichiarati. Nessuna “coppia di fatto”, pubblici concubini. Eventuali fecondazioni eteroleghe tra vicini e conoscenti saranno del tutto private e tenute nascoste, secondo i più luminosi “valori tradizionali”. Le abitazioni saranno cablate, e Internet filtrata da un santo “server” centrale, per escludere ogni canale che trasmetta cose sconvenienti. Proibizione alle farmacie e ai supermercati di vendere preservativi e anticoncezionali di ogni sorta. E gli ostetrici ginecologi che andranno a praticarvi la loro professione dovranno firmare l’impegno contrattuale a predicare soltanto la castità o la “pillola del Vaticano”, il metodo Ogino-Knaus, agli sposi. Ci saranno madoninne e cappelline a ogni incrocio, gusto borgo medioevale.
La facoltà di legge, come le stazioni tv via cavo che avranno sempre in onda qualcuno che recita il Rosario, faranno intensa e quotidiana opera di proselitismo pro-vocazioni, anche contando sul fatto che, in assenza di ogni efficace metodo di controllo delle nascite, la popolazione dovrebbe aumentare rapidamente e produrre una ricca messe di nuove anime. Sacerdoti, suore, diaconi in disgrazia con le rispettive diocesi od ordini per troppo tradizionalismo saranno accolti entusiasticamente, perché “Ave Maria City” deve diventare il faro del cattolicesimo pre conciliare in una comunità cattolica americana “che sta scivolando verso la secolarizzazione”, lamenta il devoto pizzettaro, nelle pur numerosissime università che si dicono cattoliche, spesso controllate dai sempre sospetti Gesuiti. Né deve meravigliare questa decisione di costruire una “Rosarioland” nella terra delle “Disneyland”.
Nella comunità cattolica americana, ormai assimilata alle altre confessioni cristiane e ai non credenti in materia di divorzio, sessualità, abitudini e aborti volontari, il nocciolo dei tradizionalisti patisce la secolarizzazione della Chiesa e la apparente resa alla società civile. Qualcuno, nel ricco e succulento mercato della domanda e dell’offerta religiosa americana dei “valori”, doveva alzarsi per offrire un rifugio al gregge smarrito e questo qualcuno è stato Tom Monaghan, il re della Madonnina a domicilio. Un uomo da non sottovalutare, vista la biografia. Figlio del Michigan, dunque del Nord, ex seminarista espulso per “eccesso di vivacità” (ecco il seme della sua allergia verso la disciplina e la gerarchia), Marine volontario per incapacità di finire l’università e poi proprietario di una miserabile pizzeria di paese a Ypsilanti, nel Michigan, comperata per 900 dollari insieme con il fratello, “Dominick’s Pizza”, l’irlandese Monaghan imparò a preparare pizze “in appena 15 minuti di lezioni dal vecchio Dominick” e partì.
In una pagina biblica degna di Esaù e Giacobbe, comperò la quota del fratello in cambio di un Volkswagen Maggiolino usato e trasformò quel fornetto in un’armata di 6.500 “franchises” sparse in tutto il mondo, con un fatturato lordo di 4 miliardi di dollari. “Pregai e lavorai moltissimo” spiegò in un’intervista, “affidandomi al mio credo di Dio, Pizza e Famiglia». Non abbiamo notizie di come si senta Esaù, il fratello che vendette la sua quota per un Maggiolino usato. Benedetto dai frutti della propria operosa fede, ma sempre tenuto un poco a distanza da porporati diffidenti come gli insegnanti in Seminario, Monaghan decise di costruirsi la propria chiesa cattolica parallela, ma non necessariamente eretica, cominciando da un piccola facoltà di legge (la “Ave Maria”, che altro) nel Michigan. La costruì secondo lo stile “prateria” di Frank Lloyd Wright, il suo idolo, che ora tenterà di trapiantare arditamente nel tropico della Florida. Un megalomane di successo, che ora ha annusato il mercato del revival tradizionalista e ha deciso di investirvi le proprie fortune per “rifondare la Chiesa Cattolica” a partire da questa città dell’Ave Maria. Nella quale, avendo assaporato il suo menù, sorge l’empio sospetto che i peccatori saranno costretti dai confessori, per penitenza, a recitare Pater, Ave e Gloria e mangiare le sue pizze.

Vittorio Zucconi, la Repubblica.

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