Paradossi ungheresi…

Tratto da un articolo di Barbara Spinelli.

[A questo urge porre termine, scegliendo un risanamento dei conti pubblici oneroso ma di cui Budapest ha bisogno: «Se continuate a rispondere “Sì, però…”, non è di me che avete bisogno». Questo dice il premier ai socialisti recalcitranti, e insiste che scelte simili occorre compierle non solo per entrare nell’euro e perché Bruxelles le chiede. Occorre comunque: da tempo l’Ungheria vive nell’illusione e nella menzogna delle cifre. Quel che colpisce nel paradigma ungherese è la confusione degli animi e dei ruoli. I mentitori si contrabbandano come uomini veraci. L’uomo di verità è quello che ammette d’aver mentito e che è giudicato persona non grata, fedifraga, o come dicono le destre ungheresi: «moralmente morto».
Siamo in pieno paradosso del mentitore, quale enunciato da Epimenide: «Tutti i cretesi mentono», pare abbia detto il filosofo del VI secolo avanti Cristo e con ciò, essendo lui stesso cretese, non si sa se abbia detto il vero o il falso. Se tutti i cretesi mentono allora anche lui è un bugiardo e la frase è invalidata. Se esiste almeno un cretese che dice il vero (Epimenide), l’enunciato è falso. Comunque siamo di fronte a un archetipico dramma della democrazia contemporanea. Ovunque son proposti programmi e promesse elettorali, poi d’un tratto ai vincitori governanti tocca dire la verità, a se stessi e ai cittadini: non è stato calcolato né detto il costo delle promesse, che si rivelano non mantenibili. Si rivelano tali non solo perché lo dicono Europa e mercati: basta l’aritmetica. Così le promesse vengono infrante, comincia la disillusione, in un circolo vizioso che indebolisce i partiti e fa perdere le elezioni.
La gente non sopporta il massacro delle illusioni, il suo amore della menzogna è non meno radicato dell’amore della verità. Lo scrittore ungherese Peter Zilahy ha scritto un caustico e ironico testo-pamphlet, il 22 settembre sulla Sueddeutsche Zeitung: nella cultura europea contemporanea – scrive – ci sono figure evidentemente non presentabili, non salonfähig: «quando l’attrice rutta, quando uno scrittore mente, e quando un politico dice la verità». ]

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