Resta il grigio, un colore a parte…

Ha quasi tutti i caratteri di un vero colore: non ha referenti, il termine è antico (viene dal germanico grau) e possiede un duplice simbolismo.
Per noi, evoca la tristezza, la malinconia, il tedio, la vecchiaia; ma in un’epoca in cui la vecchiaia non era così deprezzata, rmandava al contrario alla saggezza, alla pienezza, alla conoscenza. Ne ha serbato l’idea d’intelligenza (la materia grigia) . Alla fine del Medioevo, lo si vedeva come l’opposto del nero, dunque simbolo della speranza e della felicità. Charles d’Orléans ha scritto perfino una poesia intitolata Il grigio della speranza.
Ci sono un grigio buono e un grigio cattivo. In realtà, il grigio ha uno status a parte. Goethe, d’altronde, aveva intuito questa singolarità. Per lui, il colore che riuniva tutti gli altri non era il bianco, tinta debole che a suo avviso conteneva poche materie colorate, ma proprio il grigio, che lui definiva come “medio”.
Cosa che, da un punto di vista chimico, non è affatto stupida. Per giunta, per il pittore della domenica quale io sono, il grigio è il colore più ricco da lavorare: possiede un gran numero si sfumature, autorizza le monocromie più delicate, esalta gli altri colori.

Breve paragrafetto tratto dall’illuminante pamphlet “Il piccolo libro dei colori“, di Michel Pastoureau, edito da Ponte delle Grazie.

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