Er festival de Roma… – IIImo, sbabbari!! –

Per una volta, i profeti di sventura sono stati smentiti. Ricordate? Quando si cominciò a parlare del nuovo giocattolo di Veltroni, la Festa del Cinema di Roma, molti si preoccuparono. Non soltanto la Mostra di Venezia: anche per il Torino Film Festival (che, nel suo piccolo, era pur sempre la seconda rassegna cinematografica italiana) si paventarono gravi ripercussioni. Troppo piccolo, troppo povero: facile immaginare che il Moloch veltroniano ne avrebbe fatto polpette, cancellandolo dalla scena internazionale, sfilandogli visibilità e ospiti, pellicole e prestigio.
Quelli del Tff, onore al merito, furono probabilmente i meno catastrofisti: con tutto che la Festa romana s’è piazzata proprio alla vigilia della rassegna torinese (fregandosene romanamente di opportunità e priorità), i direttori Giulia D’Agnolo e Roberto Turigliatto, e il presidente Rondolino, ostentarono fair play, sottolineando che la forza del Tff non sta certo nei mezzi illimitati, nei lustrini e nel glamour; bensì nello spirito, nello stile, e nel pubblico.
Alla prova dei fatti, hanno avuto ragione. La baracconata romana, strombazzata come «una grande festa popolare del cinema» ha mancato – a quanto leggiamo – proprio nei confronti del popolo, che ha stentato addirittura a trovare i biglietti per le proiezioni, monopolizzate da sponsor e amici degli amici. E i tanto decantati divi si sono comportati, giustappunto, da divi: malmostosi, frettolosi, perlopiù distaccati. Diciamocelo: si sono fatti le loro brave marchette, hanno preso i soldi, e chi s’è visto s’è visto.
Il 10 novembre comincia il Torino Film Festival 2006. Solita formula: mix sbarazzino di «alto» e «basso», retrospettive di qualità e omaggi a registi di cassetta, film per palati fini e pellicole capaci di affascinare anche chi al cinema cerca soprattutto il divertimento. Ci saranno sale piene di spettatori (veri, paganti), e salette per cinefili stoici (e veri, e paganti); ci sarà posto per tutti, e se tutti non riusciranno a entrare ci saranno le repliche; la gente comune potrà non soltanto vedere i divi di sguincio, ma incontrarli, magari scambiarci quattro parole, prendere il caffè allo stesso bar. Verranno, per dire, due icone come Keith Carradine e Ernest Borgnine: e siamo pronti a scommettere che Torino saprà farli suoi, affascinarli come sempre in passato con tutti gli attori e i registi celebri, che sono arrivati ospiti e sono ripartiti amici.
Certo, il giocattolo di Veltroni è un giocattolo da bambino ricco: con qual bilancio, di Tff ne faremmo dieci, più grandi e più belli che pria. Ma non ci interessa mica tanto: almeno in materia di festival, la povertà non è un difetto, se si è simpatici e intelligenti. Sempre meglio che essere ricchi, ma senz’anima e pure, forse, senza cervello.

di Gabriele Ferraris

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