Culto dei Santi o idolatria?

Elementi di teologia cattolica sull’intercessione dei santi

La preghiera di Gesù è rivolta a Dio Padre
Il modello della preghiera del cristiano è la preghiera che Gesù ha praticato e che ha insegnato. “Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ed egli disse loro: “Quando pregate dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione” (Lc 11,1-4). Chi pregava Gesù? Dio Padre. Chi ci ha detto di pregare? Dio Padre. Questo deve essere chiaro. La preghiera del cristiano è rivolta a Dio Padre, perché è Gesù che lo ha fatto e lo ha insegnato.
La Chiesa a partire dalla preghiera che Gesù ha fatto e insegnato ha composto la “Preghiera Eucaristica”, quella che dentro la S. Messa va dal Prefazio (“È veramente cosa buona e giusta…”) all’anamnesi (“Per Cristo, con Cristo e in Cristo…). Questa è la preghiera che nella chiesa è modello di tutte le altre preghiere. Ciascuno, nella propria preghiera personale, è chiamato quindi ad attenersi alle indicazioni di Gesù nel Padre Nostro e della Chiesa nella Preghiera Eucaristica. Bene. Tutte queste preghiere sono rivolte ultimamente e unicamente a Dio Padre, il Dio di Gesù di Nazareth.

La Trinità nella preghiera
“Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen.” Così termina la Preghiera Eucaristica, rivolta unicamente a Dio Padre.
Ma questa preghiera è fatta “per” (=attraverso), “con” e “in” Cristo. Cioè: la preghiera del cristiano si inserisce nella preghiera di Gesù, che ora, alla destra del Padre, continua a pregare incessantemente Dio Padre per noi, affinché siamo una cosa sola con lui, come lui è una cosa sola con il Padre (“Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” Gv 17,20-21).
Il pregare del cristiano è poi “nell’unità dello Spirito Santo”. Cioè: unitamente allo Spirito Santo, grazie a lui. È lo Spirito Santo che ci mette in grado di pregare perché noi non saremmo capaci (“Anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili” Rm 8,26).
Quindi, si prega Gesù? Si prega lo Spirito Santo? Propriamente l’unico destinatario della preghiera del cristiano è solo Dio Padre. Ma questa preghiera è resa possibile solo inserita nella preghiera di Gesù e sostenuti, animati dallo Spirito Santo. Si può pregare Gesù o lo Spirito, ma solo dentro a questa dinamica trinitaria: si prega in Gesù, grazie allo Spirito Santo.
Questo deve essere chiaro!

La preghiera “a” Maria, la preghiera “di” Maria
Si prega Maria? Prendiamo la preghiera dell’Ave Maria. “Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.” A chi è rivolta questa preghiera? A Maria. Ma si prega Maria? No. Ci si rivolge a Maria e le si chiede di pregare per noi; di pregare chi? Dio Padre. Anche Maria, alla presenza di Dio Padre, sta pregando incessantemente per noi; noi ci rivolgiamo a lei e le chiediamo di pregare per noi, poiché peccatori.

La preghiera “ai” santi, la preghiera “dei” santi
Quindi si pregano i santi? No. Si può chiedere la loro intercessione, cioè: si può chiedere che anche loro preghino per noi. Che noi possiamo unire la nostra preghiera alla loro. Visto che, proprio perché santi, noi li crediamo davanti al volto del Padre, sappiamo che essi pregano incessantemente, noi chiediamo che preghino per noi. Noi non preghiamo i santi, ma rivolgendoci a loro chiediamo la loro preghiera per noi. Questa è uno degli aspetti della “comunione dei santi”. Come vedete la questione è sottile e possono nascere fraitendimenti. Per questo occorre essere chiari. I santi non fanno miracoli; è Dio che opera miracoli in forza della sua bontà e grazie alla fede e alla preghiera della Chiesa celeste e terrena.

I santi protettori
A complicare un po’ le cose c’è il fatto che la Chiesa non ha avuto sempre la stessa dottrina su questa materia (come su tante altre), e spero che nessuno qui si scandalizzi. La Chiesa è fatta di uomini e vive nella storia: la sua conoscenza del mistero di Dio conosce alti e bassi. E anche oggi si trovano nella Chiesa insegnamenti diversi. Cerchiamo anche di ragionare.
I santi protettori (della gola, degli occhi…) nascono nell’epoca dell’evangelizzazione dei popoli barbari (dal v-vi secolo). Gli evangelizzatori scoprirono che presso quei popoli venivano adorati tanti “dei” come protettori delle cose della vita quotidiana. Compresero subito che non avrebbero potuto fare piazza pulita e sostituirli con il Vangelo; andarono quindi a sostituire i loro “dei” con i “santi protettori” (fu un’idea geniale!). Nasce qui anche il culto delle reliquie, come strumento adatto alla mentalità dei barbari, per sentire l’efficacia dell’intervento dei santi. Passata l’epoca dell’evangelizzazione dei barbari, visto che nella Chiesa non si butta mai via niente, si è continuato il culto dei santi come protettori. Ma noi non siamo barbari; o no? Possiamo oggi ricomprendere correttamente la centralità della bontà di Dio Padre e la sua provvidenza? O abbiamo ancora bisogno di queste figure protettrici? Non è Dio il nostro protettore?
E i santi di cui portiamo il nome? Sono nostri protettori? Sì, nel senso che pregano per noi il Padre. Ma soprattutto sono nostri modelli di vita cristiana. Dovremmo sforzarci di seguire il loro esempio nella sequela di Gesù.

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