Gotam City ha bisogno di te…

Marco Mancini finisce di nuovo in carcere. L’uomo che è stato, fino al luglio scorso, il direttore del controspionaggio/controterrorismo del Sismi avrebbe raccolto, “passato” e venduto informazioni riservate a Emanuele Cipriani, un affermatissimo investigatore privato di Firenze che, per l’ottanta per cento del suo tempo, ha “servito” la Sicurezza del Gruppo Pirelli-Telecom, diretto da Giuliano Tavaroli. Mancini, Cipriani, Tavaroli sono amici di infanzia. Si conoscono da trenta anni. Piaceva loro raccontarsi come legati da un “rapporto fraterno”.
Questi vincoli quasi familiari tra i tre uomini, oggi accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla violazione del segreto d’ufficio, rischiano di trasformare – agli occhi dell’opinione pubblica e con qualche interessato, accorto spin mediatico – una storia di spionaggio e di dossier illegali in un affare privato che si restringe, “tutto sommato”, alle manovre losche di una Banda Bassotti, di spregiudicati “amici al bar” con una gran voglia di tirar su molto in fretta un bel mucchio di soldi.
Sarebbe un errore. La rumorosa presenza al proscenio di Mancini, Cipriani e Tavaroli non deve lasciare nell’ombra, o addirittura far dimenticare, gli elementi primari di questo affaire nero come la pece. I punti fermi sono sostanzialmente due. L’integrazione della Sicurezza di un gruppo economico-industriale (Pirelli-Telecom) nelle attività del Sismi, una mimesi così compiuta da rendere laborioso distinguere, a tratti, chi lavora per chi: se Pirelli-Telecom per l’intelligence o l’intelligence per Pirelli-Telecom. I pubblici ministeri hanno già scoperto, per dirne una, che decine di cellulari degli uomini Telecom erano utilizzati dagli agenti del Sismi con le schede del ministero della Difesa o che alcune schede telefoniche in uso al ministero della Difesa erano adoperate dagli uomini della Sicurezza di Telecom e Tim.
Seconda questione (ancora non del tutto risolta). Chi sono gli “utilizzatori” e per quali benefici e interessi erano collezionate le informazioni riservate e segrete, accumulate nell’illegalismo concesso all’intelligence in nome del legittimo interesse nazionale? Se non si dimenticano queste due circostanze, non è il destino dei “tre amici al bar” a diventare buio, ma l’intera scena a incupire. Perché l’inchiesta della magistratura milanese, che si muove lenta e implacabile come un motore diesel, ha finora accertato qualche realtà oggettiva. I “rapporti privilegiati” della Security del gruppo Pirelli-Telecom e del suo “braccio” privato (Polis d’Istinto) con appartenenti dei Servizi segreti ha consentito di “acquisire un numero rilevantissimo di dati di conoscenza su soggetti appartenenti ad ambiti del tutto diversificati tra loro, e talvolta posti al vertice della politica e dell’economia del nostro Paese”.
Era dunque l’intelligence politico-militare – o alti ufficiali di quella “Ditta” – a consegnare documenti, dossier, informazioni riservate, dagli archivi del Sismi, agli archivi degli uomini di (o che lavoravano per) Pirelli-Telecom. Si presume non per proteggere la sicurezza nazionale e non in nome dell’interesse nazionale. La “privatizzazione” di quelle informazioni segrete poteva tornare utile, si presume, alle strategie del gruppo economico. Alcuni testimoni hanno già ammesso che “gli accertamenti su soggetti e società di stanza o con interessi all’estero, per la maggior parte compiuti nell’interesse del gruppo Pirelli-Telecom” erano svolti da agenti o dirigenti dell’intelligence politico-militare. Ma di quali notizie si trattava?
I pubblici ministeri hanno chiesto a un capocentro del Sismi se “le notizie relative al pagamento di tangenti all’estero poteva considerarsi di interesse nell’ambito dell’attività dell’intelligence”.
La risposta è stata questa: “La notizia della corruzione di esponenti politici di Paesi stranieri poteva costituire certamente una notizia utile anche per la tutela del Paese perché il corrotto poteva decidere a sfavore del nostro Paese. Allo stesso modo è di interesse la notizia di pagamenti di società estere a politici o soggetti pubblici italiani perché quel soggetto è a quel punto ricattabile e potrebbe essere reclutato da un servizio straniero. [-> Ma come!! Perchè è ricattabile? Non per metterlo dentro?! Chiamate Batman please…]
Anche eventuali scalate di società estere a imprese italiane o viceversa costituisce una notizia da studiare e approfondire da parte del Servizio”. Possono essere dunque queste le notizie – vere, verosimili, approssimate o false – che alcuni dirigenti del Sismi hanno raccolto all’estero e “girato” agli uomini della Pirelli-Telecom? E costoro come le hanno utilizzate? A chi le hanno trasmesse, se le hanno trasmesse, all’interno dell’azienda?
E’ un fatto che i giudici di Milano ritengono che le operazioni del Sismi, così come illustrate dal capocentro del Servizio, “si sovrappongono” alle operazioni raccolte, per conto di Pirelli-Telecom, nell’archivio “Zeta”, il più segreto nella biblioteca di dossier illegali di Emanuele Cipriani.
[-> Avete già acceso il faro col pipistrellino?!… E’ urgente…]
(…)
Il prodotto non sembra cambiare. Telecom e Sismi erano connessi nelle loro attività di spionaggio e mettevano in comune le informazioni che, a volte, tirate su per proteggere l’interesse nazionale, diventavano “private” e utilizzate per privatissimi fini. Descritto così il magazzino comune inaugurato dalle due Ditte, si può fin d’ora comprendere quali saranno le strategie di difesa degli indagati – di Marco Mancini, soprattutto – e quale scossa ne può venir fuori. L’uomo che fu il temutissimo e ascoltato direttore del controspionaggio può farla franca soltanto se riesce a dimostrare che ogni suo passo è stato compiuto nell’interesse e nella consapevolezza del Servizio segreto. Già nelle dichiarazioni spontanee offerte ai pubblici ministeri il 28 novembre, Mancini ha chiarito che egli non era il solo funzionario a tenere i rapporti e a rifornire di informazioni gli uomini di Telecom. Anzi, ha aggiunto, “io, quel rapporto, l’ho ereditato da un mio predecessore”.
[-> Batman… se ha tempo, chiama anche Robin!! Grazie!!]
Sarà per questo che, a quanto soffiano le “voci di dentro”, nelle stanze dell’intelligence politico-militare si respira un’aria “funerea”. Qualcuno va anche più in là nel pessimismo. Dice: “Questa è la volta che viene giù tutto!”.
[-> Batmaaaaan… chiama anche Alfred!! Che più si è e prima si fa…]

di Giuseppe D’Avanzo, Repubblica.

-> le parti in arancione sono state gentilmente inserite da Scotland Yard.

2 thoughts on “Gotam City ha bisogno di te…

  1. Per l’ennesima volta sono costretto a correggerti: la città di Batman è Gotham city; da te non me lo sarei mai aspettato. Sei troppo preso dalla denuncia a tutto! Tira il fiato e fai un respiro profondo… guarda che il mondo è così anche senza che tu ti danni per fare propaganda sinistroide; se continui diquesto passo ci rimetti il fegato!
    Ho quindi deciso di aiutarti:la soluzione a tutte le tue domande precedentemente formulate è: la colpa è dei potenti che hanno i soldi ma soprattutto è del Cavaliere Nero Berlusconi!!! Adesso che ti ho dato ragione e che il Bene ha trionfato ancora una volta, te la vuoi prendere questa maledetta vacanza e riposarti un attimo?

    il tuo fan più accanito

  2. Hai ragione… di fumetti non sono molto esperto…
    Cmq sei tu che sei agitato, ma lo so… fai così perché il post sulle bambolotte ti ha sconvolto aprendoti prospettive nuove… capita…
    ciao accanito!!

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