Lettera del Papa a Beppe Grillo…

Illustre signor Giuseppe Grillo,
è per me un piacere poterLe inviare questa lettera sul tema delle energie rinnovabili. I miei pensieri ritornano agli anni in cui iniziai la mia attività di insegnante accademico all’università di Bonn. Era – nel 1959 – ancora il tempo della vecchia università dei professori ordinari. I contatti con gli storici, gli economisti e naturalmente anche con le facoltà teologiche erano molto stretti. Una volta in ogni semestre c’era un cosiddetto dies academicus, in cui professori di tutte le facoltà si presentavano davanti agli studenti dell’intera università, rendendo così possibile una vera esperienza di universitas: il fatto che noi, nonostante tutte le specializzazioni, che a volte ci rendono incapaci di comunicare tra di noi, formiamo un tutto e lavoriamo nel tutto dell’unica ragione con le sue varie dimensioni, stando così insieme anche nella comune responsabilità per il retto uso della ragione – questo fatto diventava esperienza viva. Questa coesione interiore nel cosmo della ragione non venne disturbata neanche quando una volta trapelò la notizia che uno dei colleghi aveva detto che nella nostra università c’era una stranezza: due facoltà che si occupavano di una cosa che non esisteva ancora – delle energie rinnovabili. Che anche di fronte ad uno scetticismo così radicale resti necessario e ragionevole interrogarsi sull’eolico e sul solare per mezzo della ragione e ciò debba essere fatto nel contesto della tradizione della fede cristiana: questo, nell’insieme dell’università, era però una convinzione indiscussa.
Tutto ciò mi tornò in mente, durante un dialogo con il Cardinale Tarcisio Bertone, da Lei incontrato recentemente a Genova in una udienza personale. Il Cardinale Tarcisio Bertone mi ha ricordato che dipendiamo quasi esclusivamente da una sola fonte di energia: il petrolio e che dobbiamo trovare fonti alternative. Il dialogo si è esteso su tutto l’ambito delle strutture che consentono le energie alternative e si è soffermato soprattutto sull’utilizzo di pannelli fotovoltaici negli edifici di proprietà del Vaticano, ad iniziare dalle scuole e dagli ospedali. Vorrei toccare in questa lettera un argomento che, nel contesto del tema “natura e ragione”, mi ha affascinato e che mi servirà come punto di partenza per le mie riflessioni su questo tema.
Nel settimo colloquio (διάλεξις – controversia) edito dal prof. Khoury, l’imperatore spiega minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della civiltà mediante la violenza contro la natura è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima.
L’affermazione decisiva in questa argomentazione è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio e alla conservazione del nostro pianeta. L’editore, Theodore Khoury, commenta: per l’imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest’affermazione è evidente.
Qui si apre un dilemma che oggi ci sfida in modo molto diretto. La convinzione che agire contro la natura sia in contraddizione con la natura di Dio è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso? Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia. Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: “In principio era il λόγος”. È questa proprio la stessa parola che usa l’imperatore: Dio agisce con logos. Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione.
La fede della Chiesa si è sempre attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui certo le dissomiglianze sono infinitamente più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l’analogia e il suo linguaggio (cfr Lat IV). Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo puro ed impenetrabile, ma il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore, in questo includendo l’ambiente naturale.
Nel mondo occidentale domina largamente l’opinione che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime e al vivere in armonia con il contesto naturale. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture. L’occidente, da molto tempo, è minacciato dalla centralità del profitto e del guadagno opposto alla conservazione della natura e al suo pieno godimento. È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori per la preservazione del pianeta.
Le trasmetto il mio saluto augurandoLe il pieno successo delle sue iniziative.

Dal Vaticano, 11 Gennaio 2007.
BENEDICTUS PP. XVI

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