Quando non si aderisce alla realtà…

Internazionale 676, 18 gennaio 2007

Fin da quando gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq, nella primavera del 2003, il dibattito tra i leader politici e gli intellettuali ha degli aspetti surreali. Mi riferisco al fatto che le decisioni prese sono sempre più lontane dalla realtà, come se chi le determina vivesse in un mondo immaginario.
Prendiamo, per esempio, la risposta dei neoconservatori alla doccia fredda ricevuta con il recente rapporto del Gruppo di studio sull’Iraq, guidato in modo bipartisan da James Baker e da Lee Hamilton. Il rapporto ha chiarito che la strategia seguita in Iraq è sbagliata. Sul campo le cose vanno male ed è in corso una guerra civile. Il gruppo si è detto favorevole a un disimpegno graduale.
Ci si sarebbe potuto aspettare che gli strateghi da salotto che hanno fatto entrare in guerra gli Stati Uniti tenessero conto del rapporto Baker-Hamilton. Invece i falchi di Washington sono tornati dopo un breve periodo in sordina. A guidarli alla carica è il loro quotidiano preferito, il Wall Street Journal, che il giorno dopo l’incontro tra il Gruppo di studio e il presidente Bush ha pubblicato un articolo di fondo intitolato “Il gruppo di confusione sull’Iraq”.
Secondo gli interventisti, il rapporto Baker-Hamilton è un pasticcio orchestrato da politici troppo inclini ai compromessi. Per gli interventisti l’unica cosa da fare è “mantenere la rotta”, se occorre con una nuova ondata di rinforzi. È normale quindi che, trascurando i suggerimenti della commissione Baker-Hamilton, il presidente Bush abbia annunciato una “nuova” strategia che prevede l’invio in Iraq di altri ventimila soldati. (…)
L’America di oggi – è triste a dirsi – sta combattendo una guerra molto meno democratica di sessant’anni fa. Le statistiche sui reclutamenti nelle forze armate rispecchiano le distorsioni di una società classista.
Nessun deputato o senatore ha lasciato la poltrona per andare al fronte, come fece Winston Churchill nel 1915. Pochissimi tra gli analisti e gli esperti di destra che dettano legge negli ambienti politici di Washington indosseranno l’uniforme. Figuriamoci poi i banchieri, gli avvocati e i medici strapagati che vivono nei sobborghi eleganti di Los Angeles e di Long Island. La loro unica preoccupazione è comprare una Ferrari prima che lo facciano i vicini. (…).

Paul Kennedy – professore di storia alla Yale univesity

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