Vertical limit… 30 m di volo nel vuoto…

Trenta metri di caduta nel vuoto. Attimi in cui fai appena in tempo a sperare che la corda a cui sei legato si tenda, lasciandoti appeso con i polmoni svuotati dopo la violenza dello strattone, ma salvo. Cinzia Sertorelli, 32 anni di Bormio, quei trenta metri li ha fatti tutti precipitando da una cascata di ghiaccio nella Valle di Cogne. La neve ha attutito la caduta. Trasportata all’ospedale di Aosta, è stata subito operata ed è in gravi condizioni.
L’incidente nella tarda mattinata di ieri nella Valleille, alta Valle di Cogne. La via che i tre lombardi stavano percorrendo si chiama «Pattinaggio artistico» un nome di fantasia, come quasi tutti gli effimeri percorsi tracciati su cascate che da un inverno all’altro cambiano in maniera radicale a seconda delle temperature.
Erano quasi le 11 e la salita era appena cominciata. Quest’anno le alte temperature non hanno formato la caratteristica colonna di ghiaccio iniziale. Per arrivare ad «attaccare» la via, occorre prima salire circa trenta metri di roccia e poi compiere un «traverso» sulla destra fino alla cascata. E’ stato durante questo passaggio obliquo che Cinzia Sertorelli ha perso l’equilibrio ed è precipitata. I tre alpinisti non erano ancora legati, per cui i compagni di salita non hanno potuto fare nulla per arrestare la caduta. Hanno subito telefonato al Soccorso alpino. Guide alpine e medico sono arrivati con l’elicottero della Protezione civile. La donna aveva subito traumi in molte parti del corpo, ma respirava. E’ stata intubata, caricata sull’elicottero e trasportata in pochi minuti all’ospedale di Aosta. Qui è stata operata d’urgenza. La prognosi è riservata.
Le temperature atipiche di questo inverno, in generale non rendono ideali le condizioni delle cascate. Ma alle quote alte e sui versanti non esposti al sole è possibile, dopo aver accertato la consistenza del ghiaccio, compiere alcune salite. La Valle di Cogne è un vero e proprio paradiso per gli amanti delle arrampicate sulle cascate di ghiaccio. Valleille, Lillaz, Valnontey sono meta ogni inverno di migliaia di appassionati della tecnica «piolet traction», che combina la progressione con due particolari piccozze e con i ramponi sulle «candele» di ghiaccio che il freddo forma e rimodella in continuazione. Basta lo sbalzo di temperatura tra la notte e il giorno e la cascata cambia aspetto e consistenza.
La «Pattinaggio artistico» era stata salita per la prima volta nel gennaio 1986, agli albori di questa specialità. Una via affascinante, in un ambiente d’alta montagna, con vista sul Monte Bianco. Venne aperta dal grande Giancarlo Grassi, morto 5 anni dopo proprio su una cascata di ghiaccio, nelle Marche.
L’incidente di Cinzia Sartorelli è uno dei tanti già avvenuti da queste parti. Il 21 gennaio dello scorso anno morirono due inglesi, moglie e marito, precipitati insieme da una cascata della Valnontey tra le meno difficili. «Errore tecnico» si disse: stavano compiendo un passaggio legati tra loro, ma senza alcuna sicurezza alla parete. Nell’inverno 2005 una guida alpina francese se la cavò con una commozione cerebrale, dopo essere stato colpito da un blocco di ghiaccio, ancora in Valnontey. Nel gennaio 2001, nella stessa zona, morì un alpinista olandese. Lui e il figlio avevano appena conclusa la salita. Stavano scendendo a piedi a fianco della cascata, slegati. L’uomo perse l’equilibrio, precipitò per trenta metri e morì sul colpo.
Era sulla via del ritorno anche un giovane lombardo, il 24 marzo 2001. Lungo la «Repetance superiore» decise per prudenza di tornare indietro: ormai era mezzogiorno e il ghiaccio non era più abbastanza compatto. Una slavina lo uccise mentre stava scendendo.
Giorgio Macchiavello

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