A Ferrara dai simbolisti…

Il Simbolismo è una delle più importanti correnti artistiche della fine del XIX secolo.
La sua poetica, alternativa sia alla pittura accademica che alle più avanzate tendenze del realismo e dell’impressionismo, rappresenta un ponte tra l’Ottocento e il Novecento e costituisce una delle premesse fondamentali alle rivoluzioni formali attuate dalle avanguardie del XX secolo.
Una selezione di un centinaio di capolavori, provenienti dalle più prestigiose raccolte pubbliche e private di tutto il mondo, ripercorre i momenti salienti di quella eccezionale stagione artistica, facendola rivivere attraverso alcuni dei suoi temi più ricorrenti: la vita e la morte, lo scorrere del tempo, il sogno e la riflessione, il mistero e i grandi miti.
La mostra prende avvio con i “precursori”, quegli artisti visionari che, poco dopo la metà dell’Ottocento, anticiparono la sensibilità simbolista creando opere gremite di simboli e raffinate allegorie.
Convinti che la pittura non dovesse limitarsi a fornire una trascrizione della realtà e della natura, essi recuperarono la lezione dei maestri del passato e scelsero di indagare le dimensioni dell’interiorità, dell’immaginazione e del sogno. Tra loro spiccano: Gustave Moreau, con la sua la pittura preziosa ed erudita; Pierre Puvis de Chavannes, autore di ieratiche rievocazioni di una perduta età dell’oro; Arnold Böcklin, inventore di atmosfere sospese e romantiche; Rossetti, che dipinse fanciulle dalla bellezza ideale; Edward Burne-Jones, le cui ambientazioni in leggendari mondi cavallereschi stregarono il pubblico del tempo; e Félicien Rops, ideatore di raffigurazioni ironiche e dissacratorie.
La seconda sezione della mostra presenta i più importanti protagonisti della stagione simbolista propriamente detta: Odilon Redon, con le sue meravigliose creazioni sospese tra realtà e fantasia; Paul Gauguin, creatore di un inedito e raffinato primitivismo; i Nabis con la loro pittura fatta di eleganti arabeschi e colori fulgidi; gli artisti della Rosacroce, tra cui Fernand Khnopff e Jean Delville, sacerdoti di un’arte misteriosa e fuori dal tempo; gli animatori delle esposizioni del Groupe des XX e quelli della Libre Esthétique a Bruxelles, che ospitarono anche Auguste Rodin, Max Klinger e Aubrey Beardsley; e, infine, i tedeschi Hans Thoma e Franz Von Stuck, gli artisti dell’Europa dell’Est e Edvard Munch, che con i suoi quadri creò uno straordinario diario pittorico delle emozioni umane.
La parte conclusiva della mostra illustra il perdurare dell’estetica simbolista agli inizi del Novecento. Accanto ad alcuni celebri maestri italiani, come Gaetano Previati, Giovanni Segantini e Giuseppe Pellizza da Volpedo, in questa sezione sono presenti Frantisek Kupka e Piet Mondrian, con opere del loro primo periodo simbolista, Munch, con due capolavori della maturità che preannunciano l’espressionismo e, infine, gli artisti gravitanti nell’ambiente della Secessione viennese. Fra questi, Wilhelm List, Ferdinand Hodler e Gustav Klimt, creatore di meravigliosi dipinti in cui il significato simbolico è affidato alla contrapposizione tra la preziosità delle linee e dei colori ed elementi figurativi di peculiare realismo.

Poi la mostra si conclude con la Vale che sostiene che un pollo non è né maschio né femmina ma semplicemente pollo… e la Cate che pensava che il maschio della mucca fosse il mucco, e il toro appartenesse ad un altra razza…



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