Il grande capo…

Sorprendente Lars Von Trier, quando la maggior parte degli “autori” a cinquant’anni si rifugiano nella maniera, lui ancora una volta riesce a spiazzare tutti, sia come contenuti che come tecnica.
Dopo aver messo a nudo gli abissi del cuore umano, mostrato un’umanità gretta, meschina, impaurita ed ipocrita, ora ci diverte con una satira feroce sulla vita lavorativa, un film brillante, intelligente e pieno di ritmo. Una commedia che gioca con le regole del genere, prendendo come modello la commedia sofisticata della Hollywood classica, basata non su gag visive, ma sul dialogo, su caratteri e situazioni illogiche e surreali.
Palcoscenico una ditta di informatica con la sua varia umanità: il proprietario che ha paura di fare il capo e per questo si inventa una figura fittizia su cui riversare tutti i malumori dei dipendenti; programmatori troppo aggressivi o poco incisivi; impiegate insicure o troppo irruente.
A scombinare gli equilibri la necessità di presentare “il grande capo” a dei compratori islandesi.
Così il proprietario decide di assumere un attore fallito per fargli interpretare la parte.
Von Trier gioca con il bisogno di essere amati ed accettati, da questa necessità nasce tutto il meccanismo comico del film. Come regista si deve essere divertito un mondo a mettere alla berlina i tic e le idiosincrasie degli attori, i loro “metodi”, i loro guru.
Come dicevamo anche dal punto di vista formale il film utilizza un nuovo tipo di ripresa.
Abbandonate le regole ferree del Dogma e le “five Obstructions”, Lars Von Trier punta sull’Automavision. Una nuova tecnica di ripresa, che utilizza una camera fissa senza nessun operatore dietro, comandata da un computer che decide a caso cosa riprendere, se fare uno zoom o una panoramica.
Così se nelle inquadrature gli attori hanno i visi o parte della testa tagliata la colpa è di un computer, fortunatamente il ritmo perfetto è merito di Von Trier.
La curiosità: tra le immagini appariranno tra i 5 e i 7 “lookey”, ovvero, fotogrammi in apparenza senza legami con la storia che hanno un senso proprio da scoprire.

“A prima vista sembrano dei piccoli errori – spiega Von Trier – invece sono un enigma che deve essere risolto, trovando un codice unico”: una sorta di concetto chiave che dovrebbe fare da filo conduttore per quelle anomalie. Il primo che lo scoverà riceverà un premio di circa 4 mila euro.

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