Mercoledì Santo…

Elia il coraggioso, salvato dalla paura…
1 Re 18,36-40. 19,1-18

Crisi del cammino esistenziale e della sequela che diventa rinnovamento…

Elia è uomo d’azione, pieno di zelo, appassionato, il coraggioso per eccellenza.
Elia scanna 450 profeti di Baal (sostenuti dalla regina pagana Gezabele, moglie del re Acab)… ma scappa davanti ad una donna che lo minaccia. LA PAURA. L’uomo di Dio è ridotto una larva, non è Superman, fa esperienza della debolezza. Si potrebbe dire che cade in una depressione profonda.
Elia viene ferito, raggiunto in profondità dagli eventi della vita, se ne va e il suo cammino è per salvare se stesso.
Teme per la sua vita, desidera morire. MEGLIO IL SUICIDIO (“Prendi la mia vita…”).
Autosvalutazione, “Io non sono per nulla meglio dei miei padri”… Ma chi glielo ha detto che lui doveva essere meglio dei suoi padri? Finche io sono mosso dal “VOLER ESSER MEGLIO DI”, sto fallendo l’obiettivo. Il punto è: la mia verità! Chi sei tu? Chi sei Elia? Lascia perdere i tuoi padri, lascia perdere i paragoni…
Elia non sa più leggere con oggettività se stesso, arrivare a dire “IO SONO RIMASTO SOLO”, “IO SOLO SONO RIMASTO A DIFENDERE IL SIGNORE” (Ma chi glielo ha detto? Ci sono almeno altri 7000 che tu, accecato come sei non sai vedere!!)… E il Signore (v.18): “Su, dai, torna sui tuoi passi eh…”.
Gli eventi della vita gli scatenano un profondo senso di svuotamento, di mancanza… questo perché?

Veniamo a noi, come Elia: abbiamo spesso dei momenti di esaltazione anche buona, in cui le nostre riuscite umane e spirituali ci danno soddisfazione, sensazione di forza, potenza… e poi?
Eventi della vita, che in modo molto forte, a volte improvviso, ci fanno cadere a terra e ci sentiamo svuotati, come se nulla avesse senso. Ci sembra che la vita abbia poco valore, ci sembra di non esser migliori di altri e facciamo nostra la logica non evangelica ma profondamente umana del paragone…

E Elia dorme, dà le dimissioni dalla vita, decostruzione di sé non cercata… è guidato dagli eventi a un’esperienza interiore che lo ricostruirà, VOCE DI UN SILENZIO SOTTILE: esperienza interiore di Dio.
Se fosse stato per Elia, si sarebbe finito al versetto 4…
Elia va nel deserto, dove serve solo l’essenziale, dove quello che ti porti per vivere, se è troppo pesante, ti fa crepare. Deserto di morte.
Elia tocca un punto basso, un punto di verità, tocca l’enigma, la meschinità e la vergogna che è in lui.
Noi, cogliamo delle cose di noi, vere, proprio quando siamo costretti a riconoscere: “Sì, io sono anche questo pozzo nero. In me c’è questa dimensione di enigma, questo non senso, questa meschinità…”, stiamo male, vergogna… Ma è qualcosa che ci rinnova.
Elia, intransigente, iracondo e violento, viene addomesticato da Dio.

Il problema non è essere senza peccato ma accettare di essere educati da Dio. Addomesticati, plasmati nella propria umanità da Dio.
Il problema è che noi non siamo solo quella persona lì, abbiamo altre dimensioni, qualità, aspetti nascosti e la debolezza, in questo caso, è qualcosa di doloroso per Elia (che era abituato ad essere una specie di Superman ambulate) e tuttavia diviene qualcosa di salvifico che fa emergere quella sua dimensione di fragilità che era restata inespressa.
Ostacolo alla vocazione, alla pienezza della vita di fede, non è la debolezza o il peccato ma il misconoscere la debolezza e il peccato. Il dire: “No, io non sono debole. Io non sono peccatore”. Questo è l’ostacolo. (cfr. beatitudini: “Beati voi che piangete…”).

Ci vuole tempo…
Insistenza di Dio per Elia che richiede assistenza, doppie domande e doppie risposte… “Alzati e mangia”, occorre una fatica, occorre del tempo per vivere il trapasso e il cambiamento.

Sintesi del commento, che ho fatto al ritiro di Quaresima,
per i giovanissimi del vicariato, a Montechiarugolo.

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