Mario Biondi…

Scena nu-jazz italica…
Finalmente una voce maschile davvero degna di nota, quella del catanese Mario Biondi, qui al suo disco di esordio, Handful of Soul. Artista dalla solida esperienza come turnista, Biondi ha un timbro scuro e pastoso che fa riferimento direttamente a quel soul confidenziale e un po’ gaglioffo in cui la componente ormonale fa la sua bella parte, ma riesce a metterlo a servizio di una linearità asciutta.
Nell’affrontare i brani Biondi dimostra gusto e sicurezza, non calca mai la mano e tutto il lavoro è costruito su un ampio respiro tra le parti cantate e quelle strumentali.
Che la scena sia sempre stata improntata a un certo “classicismo” non è una novità e si ricollega a quella forte nostalgia di tempi e musiche “mitizzate”, rese paradigmatiche da una concomitanza di fattori. Ma si rischia di non superare quest’impasse espressiva se non si esce dalla stretta dinamica di una generica coolness, fatta di party e martini, ball-chairs e croccanti vinili di Lou Rawls.
Si rimane quindi un po’ con la sensazione del già ascoltato, ci si pasce nella piacevolezza complessiva… Anche perché un timbro come quello di Mario Biondi sembra possedere tutte le carte in regola per portare un determinato tipo di vocalità dentro scenari sonori di più stringente contemporaneità.
Le possibilità di sviluppo ci sono… Mario Biondi è davvero bravo!

Enrico Bettinello


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