Effetto Bush: aumenta il gap tra ricchi e poveri…

La politica economica di George W. Bush funziona. Ovviamente a senso unico, cioè a favore dei ricchi. Tanto che ieri, un po’ scandalizzato, l’edizione online della Cnn titolava: «Il gap tra ricchi e poveri è cresciuto». Come dargli torto: la distanza tra i più ricchi e i più poveri è salita ai livelli più alti, quelli degli anni ’20, il decennio precedente il crollo di borsa e la grande recessione del 1929. E i dati forniti dalla Cnn (e prima ancora dal Wall street journal) non sono stati elaborati da un centro ricerche privato qualsiasi, ma dall’Irs, l’Internal revenue service, una divisione del Dipartimento al tesoro che ogni anno fornisce le statistiche – che più ufficiali non si può – non solo sulle tasse pagate dai cittadini, ma anche sulla distribuzione dei redditi negli Usa.
Ma che dicono questi dati riferiti ai redditi 2005? Molto semplice: indicano che l’1% dei cittadini statunitensi più ricchi in quell’anno si è messo in tasca il 21,2% del reddito. Una cifra enorme, visto che, come sottolinea lo stesso Irs, i redditi accumulati da questi super ricchi hanno registrato un incremento del 19% rispetto al 2004. E, soprattutto, registrano un nuovo massimo, battendo il precedente record del 2000, quando i ricchissimi si erano messi in tasca il 20,8% del reddito complessivo.
Insomma, l’1% della popolazione si mette in tasca oltre il 20 per cento del reddito. Ma quanto è il reddito dell’uno per cento dei più poveri? Le statistiche dell’Irs non lo dicono, forse perché il reddito dell’1% di quelli che stanno alla base della piramide sociale è molto vicino allo zero. Ma l’Irs diffonde un altro dato ancora più impressionate riferito al 50% dei redditi diciamo più bassi: nel 2005 la loro quota di prodotto sociale è stata pari al 12,8% del totale dei redditi, in ulteriore discesa dal 13,4% dell’anno precedente.
L’Irs pubblica i dati sulla distribuzione del reddito dal 1986 e, come accennato, nel 2005 è stato registrato un nuovo record negli ultimi 20 anni nella ineguaglianza della distribuzione. Tuttavia, secondo molti studiosi, la distribuzione dei redditi del 2005 è la peggiore in assoluto avendo superato anche quella (ma si tratta di stime, visto l’incompletezza delle statistiche) degli anni ’20.
Negli anni di Bush c’è stato un crescendo della diseguaglianza. Il motivo principale è nella riforma fiscale da lui varata all’inizio del suo primo mandato. Una riforma che ridusse in maniera enorme le tasse per i redditi molto alti: secondo stime circa l’85% della riduzione della pressione fiscale finì nelle tasche del 10% dei cittadini più ricchi. Basti un dato: secondo uno studio (Effective federal tax) pubblicato nel marzo del 2005 dall’Ufficio del bilancio del Congresso, nel periodo 1979-2002, grazie alla «riforma» di Bush i redditi dell’1% della popolazione più ricca (dopo il pagamento delle tasse sui redditi) erano cresciuti del 119,3%, mentre per la popolazione a più basso reddito, la crescita era stata di appena il 4,5%. Le cifre assolute sono ancora più impressionanti: mentre per la popolazione povera i redditi in 21 anni sono aumentati in media di 600 dollari, i «paperoni» hanno visto crescere il loro reddito di 332.800 dollari. Come a dire 500 volte di più dei poveracci.
Che i picchi nella cattiva distribuzione del reddito siano stati toccati nel 2000 e nel 2005 non è casuale: larga parte della ricchezza deriva dalle attività finanziarie e in questi due anni le borse hanno fatto faville. E in borsa guadagna chi di soldi ne ha già in abbondanza.

Galapagos

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