I bimbi insegnano ai genitori…

Alcuni stralci di un intervento che ho scritto per un incontro all’interno di un percorso formativo per adulti sul tema del rapporto tra famiglia e comunità.

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Vi lascio qualche riflessione sul tema: il rapporto famiglia-comunità visto da un figlio.
Fondamentalmente mi vengono in mente due idee centrali pensando a questa questione: la prima è che in questo caso sono i figli a educare i genitori, o meglio a “tirar-fuori” i genitori e la seconda è che nel rapporto famiglia-comunità la strada è ancora molto lunga… già il fatto che ci si trovi per parlarne dimostra in parte che non è una cosa data per raggiunta.
(…)
Per quanto riguarda l’inserimento e la coesione di una famiglia credo siano i figli, principalmente da piccoli, a essere coloro che aiutano i genitori e insegnano loro.
Una famiglia nuova, in un paese, come entra in contatto con le altre famiglie se non perché ha i figli che frequentano la stessa classe dei figli di altri?
I figli sono il primo motivo e password sociale che permettono ad un adulto di entrare in una rete di relazioni, anticamera di una comunità.
(…)

Ecco perché ritengo che per la coesione e l’integrazione di una famiglia in una comunità siano più maestri i figli che non i genitori. Non penso che la situazione sia ottimale, ma mi sembra sia così.
Forse gli adulti dovrebbero lavorare più su di loro e meno sui figli. Nel senso che si dovrebbero trovare per parlare della loro condizione e non soltanto dei problemi e del futuro dei figli.
Il dialogo tipo è:
“Ciao, come stai?”
“Mah, un po’ di corsa col lavoro, poi mio figlio non stava bene…”
“Eh, è sempre così… Ciao!”
“Ciao”
Se ci si bada, chi ha risposto, non ha risposto alla domanda, ha detto come va il lavoro e come sta suo figlio, non come sta lui. Forse i genitori dovrebbero diventare più protagonisti nella costruzione dei legami tra famiglia è comunità, cercando di slegare il loro inserimento da quello dei figli.
La funzione delle odiose (per i papà) feste dei bimbi organizzate dalle mamme… qual’è? Far giocare i bambini?
Falso, i bambini giocano senza che il genitore gli insegni come si fa.
Dar loro un’occasione di incontro?
Vero, ma non ai bambini… ai genitori. Sono i luoghi in cui condividono la loro condizione di genitore, sentono di avere situazioni in comune, cominciano a sentirsi parte di una comunità. Sembra strano, ma forse i genitori si conoscono grazie a candeline e regalini e pasticcini.
L’altra questione che dicevo prima, è che come coesione tra famiglia e comunità, siamo ancora piuttosto indietro.
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Si dice che nel momento del bisogno si è disponibili e si saprebbe da chi andare, ma di fatto nella normalità quotidiana, spesso la vita della famiglia ruota attorno al giardino e al salotto piuttosto che alla comunità.
(…)
Nessuno percepisce i giovani della sua parrocchia, quartiere, paese, circolo come i suoi giovani, ma più facilmente come i figli degli altri.
Dialogo:
“Hai sentito quello che ha fatto quel ragazzo là?”
“Eh, d’altra parte con dei genitori così era chiaro che poi…”
Io chiederei al secondo che ha parlato, per chi lui è adulto e magari genitore… lui dov’era?

In conclusione, mi sembra che il senso comunitario non sia qualcosa che sentiamo normalmente, ma piuttosto qualcosa su cui ragionare e capire cosa sia per cercare di individuare modalità e idee per crescere su questo fondamentale aspetto del nostro vivere di figli, genitori, famiglie e persone.
Davide Orlandini

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