Retrospettiva Rothko Roma

Mark Rothko
Roma, Palazzo delle Esposizioni
6 ottobre 2007 – 6 gennaio 2008
A cura di: Oliver Wick
Orari:
domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00/20.00
venerdì e sabato: dalle 10.00/22.30
lunedì chiuso
Catalogo: Skira
Per informazioni: 06 39967500

«Ho sempre avvertito una forte esigenza di concretezza. Per questo non capisco un’estetica basata sulla percezione delle relazioni. Per me l’immagine deve essere sempre concreta, indivisibile e comprensibile in termini di vita vera». Può sorprendere il grande pubblico che a parlar così più di cinquant’anni fa fosse Mark Rothko, quello che la critica ha consacrato come il genio dell’espressionismo astratto. Definizione che, neanche a dirlo, stava strettissima al pittore lettone di nascita e americano d’adozione. Alla sua figura sempre al di sopra delle righe, nella realizzazione dei leggendari rettangoli policromi come nelle tragiche circostanze del suicidio nello studio di New York, il Palazzo delle Esposizioni di Roma dedica un’ampia retrospettiva, in programma dal 6 ottobre.
Rare fino a questo momento sono state le occasioni italiane per assistere ad una mostra monografica dedicata Rothko. Si ricordano prevalentemente l’unica retrospettiva dell’artista, organizzata dal Museum of Moden Art di New York, portata nel 1962 a Roma e presentata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, e quella commemorativa a Ca’ Pesaro, in occasione della Biennale di Venezia del 1970, subito dopo la sua tragica morte. Il futuro per gli amanti della sua arte, a quanto pare, si annuncia non meno problematico. Dopo la vendita del dipinto “White center (Yellow, Pink and Lavender on Rose)” per 72,8 milioni di dollari, cifra record per un’opera d’arte del dopoguerra, battuta quest’anno all’asta da Sotheby’s e acquistata da un privato di cui non si conosce il nome, è ipotizzabile che diventerà sempre più difficile avere le opere di Rothko per esposizioni temporanee. La personale romana, curata da Oliver Wick e prodotta dall’Azienda speciale Palaexpo in collaborazione con Arthemisia, si presenta quindi come una occasione unica nel Bel Paese per vedere riunite così tante opere di uno dei più grandi artisti del secolo scorso.
La mostra mira a fornire un quadro generale della produzione di Rothko, senza tralasciare la costante preoccupazione dell’artista di presentare il suo lavoro attraverso gruppi di opere attentamente selezionate, concepiti proprio per accrescere l’impatto visivo sui visitatori. La scelta dei dipinti segue dunque precisi criteri nel percorso espositivo. Le tele sono una settantina e si affiancano ad un significativo gruppo di opere su carta che illustrano aspetti specifici di ogni periodo della sua carriera.
Per i primi lavori di Rothko, la mostra si focalizza sui dipinti, relativamente piccoli, eseguiti con una preparazione in gesso, il cui uso tende a dare al pigmento una qualità simile all’affresco, con delicate tonalità ed una consistenza sottile dove è evidente l’influenza dell’arte italiana del Quattrocento, in particolare del Beato Angelico. La tradizione del Rinascimento italiano, soprattutto degli affreschi, ha avuto infatti una straordinaria influenza sulla serie di commissioni murali del cosiddetto periodo classico di Rothko. Queste suggestioni sono esplorate anche nel caso dei lavori surrealisti, nei quali la tecnica dello strato sottile di pittura e delle velature è sempre più perfezionata.
Accanto a una selezione dei cosiddetti “Multiforms”, lavori caratterizzati da macchie di colore e da un particolare effetto plastico-spaziale che completa la prima fase delle opere di Rothko, sono visibili alcuni dipinti successivi, con sempre più ampi campi cromatici rettangolari. Il “classico” Rothko, con i lavori più maturi, realizzati negli anni Cinquanta su tele di grande formato, costituisce sicuramente la parte più affascinante e più nota dell’attività dell’artista, per la straordinaria qualità dei colori, per l’originalità e l’intenso effetto delle sue composizioni. Tra queste il nucleo di quadri della sala dedicata all’artista alla Biennale di Venezia del ‘58, che segna il primo apprezzamento della sua arte in Europa, oltre ad alcune opere appartenute originariamente a collezioni italiane. Inoltre, le tele “Blackform”, con le singole forme scure squadrate, dipinte a partire dal 1960, danno l’idea del forte desiderio di Rothko di creare uno spazio spirituale. La mostra si conclude con gli ultimi dipinti dell’artista, i cosiddetti “Black on Gray”: un gruppo di opere che segna il culmine di un’arte sempre più austera e orientata verso nuove prospettive espressive in rapporto diretto con lo spettatore. Un’arte i cui estremi sfociano pericolosamente nel male oscuro della depressione.

Francesco Prisco

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