Dino Boffo e Gad Lerner…

Sabato sera il Tg1 intervista Dino Boffo, direttore di Avvenire. Domenica l’intervista viene riportata su Avvenire:

Intervistato ieri sera al Tg1 delle 20, il direttore di ‘Avvenire’ Dino Boffo ha dapprima avuto modo di chiarire che «la Chiesa non fa, davvero non fa, scelte di schieramento. Altra cosa succede per i singoli cattolici, che al pari di ogni altro cittadino, si muovono sulla base della loro sensibilità e a seconda dei valori che vedono rispecchiati da una parte o dall’altra». Richiesto poi di dire una parola sui processi di ristrutturazione e semplificazione in atto nella politica italiana, Boffo ha detto: «Per gli umori che raccolgo in giro, è interesse dei cattolici, come credo sia interesse dello stesso polo di centro-destra, che sia salvaguardata la persistenza di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana». (pag.8 – Avvenire 10/02/2008)

-> Vediamo come commenta Gad Lerner su Repubblica – 11/02/08


Ho provato molta curiosità, l’altra sera, quando il Tg1 ha annunciato con rilievo, nei suoi titoli d’apertura, un’intervista al direttore di Avvenire, Dino Boffo.
Che cosa sta per comunicarci di così importante il mio amico Boffo, la cui relazione fiduciaria con il cardinale Ruini prosegue da quasi vent’anni? Si esprimerà sulla difesa della vita, sul ruolo della famiglia, sulla controversia teologica con gli ebrei? Macché, la parola gli viene data nei primi minuti del telegiornale, quelli dedicati alla politica interna, subito dopo un resoconto sul braccio di ferro nel centrodestra fra Berlusconi e Casini. Premesso, come di consueto, che la Chiesa non fa scelte di schieramento, il direttore di Avvenire dice finalmente quel che premeva rendere pubblico a lui e a Ruini: “E’ interesse dei cattolici, ma anche dello stesso centrodestra, che sia salvaguardata la presenza in quello schieramento di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana”.
Così noi telespettatori abbiamo potuto arguire che dalla Cei viene trasmesso un duplice invito: all’Udc perché rimanga nel centrodestra; e a Berlusconi perché rettifichi il suo perentorio invito alla confluenza dell’Udc nel Popolo delle libertà, pena la fine della coalizione elettorale.
Poco m’importa stabilire se la dichiarazione di Boffo al Tg1 vada considerata un’ingerenza oppure no. Certo però che un tale singolare, minuzioso interessamento alla sfera partitica, declina assai modestamente il diritto rivendicato dalla Chiesa a intervenire nel dibattito pubblico. Va bene che la religione entra sempre più spesso, a proposito o a sproposito, nei discorsi politici. Va bene che la Chiesa rivendica il diritto-dovere di esprimersi su leggi e regolamenti, come si suol dire, “eticamente sensibili”. Ma dubito esistano argomenti spirituali in favore della salvaguardia di un partito cristiano nel centrodestra.
Di conseguenza vi sono altre domande che rivolgerei a Boffo. Forse Ruini avrebbe preferito che un omologo partito di matrice cattolica sopravvivesse anche nel centrosinistra? La speranza delusa della Chiesa era di ispirarli entrambi, magari nell’attesa che rinasca al centro una nuova Democrazia cristiana?
Fatto sta che il sorprendente intervento a gamba tesa della Chiesa nel dibattito in corso nel centrodestra, denota una sua preoccupazione mondana. Viene il dubbio che alla Chiesa dispiaccia la formazione di due grandi partiti alternativi. Non per motivi religiosi, ma perché un sistema tendenzialmente bipartitico indebolirebbe l’esercizio dell’azione lobbistica in cui s’è specializzata, avvantaggiandosi della frammentazione parlamentare. La politica della Seconda Repubblica è stata afflitta da un crescente degrado morale, ma ciò paradossalmente ha favorito la Cei nel reperimento di interlocutori strumentalmente clericali. La nascita del Pd e del Pdl da questo punto di vista rappresentano un’incognita. (…)
Non ho la più pallida idea di come andrà a finire il braccio di ferro fra Berlusconi e Casini. Ma in compenso adesso mi è più chiaro il disegno politico perseguito da Ruini. Guarda caso il leader dell’Udc, non appena subito l’aut aut degli alleati di centrodestra – o vieni in lista con noi, o corri da solo – s’è premurato di far sapere qual è stata la sua prima telefonata: al vicario di Roma, che non è più presidente della Cei ma conserva l’anomalo ruolo di leader politico dei vescovi italiani.
Dispiace che per diventare una democrazia matura l’Italia debba imbattersi pure in questo ostacolo. Dispiace che la Chiesa viva con fastidio la nascita di due grandi partiti alternativi, all’interno dei quali i cattolici possano trovarsi a loro agio. Senza bisogno di rappresentanze parlamentari separate, che a me sembrano piuttosto dépendances curiali per cardinali appassionati di politica.

2 thoughts on “Dino Boffo e Gad Lerner…

  1. Sarebbe ora che la chiesa si interessasse delle cose spirituali, senza più ingerenze così fastidiose. mi fa rebbia vedere certe cose, perchè se Gesù Cristo ci ha lasciati liberi di scegliere fra bene e male non capisco come mai la gerarchia oggi intervenga su celte partitiche, scelte oltrettutto neanche di merito e contenuto. Mi fa schifo questo braccetto costante tra politici che strumentalizzano la loro appartenenza alla chiesa per fini partitici e una chiesa che in modo esplicito (visto che la parola centro-destra non è diversamente interpretabile)si schiera. La scelta politica non fa parte delle questioni di fede!

    Lucia G.

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