La manifestazione sulla stampa calabrese…

La Riviera
settimanale di informazione e attualità
di Pasquale Violi – 03/03/08 – Siderno (RC)

L’inflessione del dialetto Veneto la riconosci subito, ad orecchio. In Veneto si crede fermamente che le piazze piene, fumanti di slogan e striscioni, possano fare la differenza. Se in Veneto non vogliono gli americani ce li prendiamo volentieri noi, con tutti gli armamenti e le foto di Bush al seguito. Potremmo in cambio dargli le figurine di Tripodi e Crea sempre che li non abbiano già i doppioni. I Veneti sono talmente convinti che con un corteo si possa barattare la civiltà che qualcuno è giunto fino a Locri per guardare da vicino com’è fatto un paese battezzato dalla ‘ndrangheta e per aiutare i giovani di tutta una terra a dire no. Peccato che i giovani di questa terra non ci fossero. Insieme ai Veneti c’erano anche emiliani, lombardi, qualche abruzzese e turisti da weekend di un po’ tutto lo stivale. Circa duemila persone, che in soldoni sono un terzo delle presenze che riesce a fare il “Different Party” a mezzo agosto senza scomodare la ‘ndrangheta, i giornali e le televisioni. E incassando anche qualche euro invece di spenderlo. Ma in questi giorni i bed&breakfast erano animati, e pure qualche hotel. Stai a vedere che invece del turismo culturale si potrebbe puntare su quello da corteo antimafia. Oltre ad essere già colpiti da ulcere da inciviltà cronica potremmo considerare l’ipotesi di cospargerci il capo di cenere e il volto di lacrime e gridare al lupo, al lupo, nella speranza che qualche comitato o qualche associazione dopo l’Africa possa venire ad esorcizzare anche noi. Anche Red Ronnie ha disertato Sanremo per essere sul palco di Locri, commosso dal destino di un popolo vessato dalla ‘ndrangheta e senza il suo vescovo.
Il fatto rimane ed è assordante, anche se tg e cameraman sedicenti hanno sperimentato inquadrature ad angoli inesistenti per assolvere l’evento, il buco è grande e tende ad allargarsi. Anche le super star da corteo, quelle con il megafono in bocca e gli slogan da vittime sacrificali, sono deluse, per i loro proclami si aspettavano il pubblico delle grandi occasioni. Aspetteranno, oppure conviene richiamare Jovanotti o Pelù.
Le grandi manovre per la sottoscrizione di una “Santa Alleanza” contro la ‘ndrangheta e le massonerie deviate, solo quelle deviate perché le altre hanno la proroga, è iniziata qualche mese fa, dopo l’abbandono del presule Bregantini, e dopo il tour nazionale che quelli del Goel hanno affrontato nel tentavio di raccogliere un po’ di giustizia caritatevole e comprensione fuori regione, strizzando l’occhio anche a qualche buon accordo con cooperative extraterritoriali che porterebbero qualche buona chance nei prossimi mesi. Bisogna pur mangiare.
Lo show proposto questa volta non è andato secondo previsione. Sotto elezioni le attese erano tante. Ma si vede che i voti sono già in cassaforte, oppure i candidati “stranieri” hanno sedato la corsa da campagna elettorale.
Il cammino verso l’ “alleanza” proposta dal Goel, è partita venerdi notte con una veglia nella chiesa di Porto Salvo, quasi a voler suggellare anche nello spirito la voglia di rivoluzione. Anche la navata della chiesa sidernese brulicava di dialetti che poco o nulla c’entravano con il calabrese stretto, asciutto. La gente della locride ha disertato, non ci ha creduto. Il Sindaco di Locri però mi ha fulminato:”Chi non è venuto ha sbagliato”. Tutto sommato ha ragione. Ma come dare torto a chi ha assistito al nulla del dopo Fortugno. A chi ha continuato a sperare in un cambiamento che mai potrà arrivare da una piazza piena.
Forse si potrebbe dare torto a chi invece non è sceso in strada perché in fondo in fondo di fare a meno di questa ‘ndrangheta non ne ha voglia. Chi pagherà gli stipendi di mezza Calabria altrimenti. Non sono i proclami a cambiare le cose, ma le alternative. Lo Stato non dovrebbe essere un ‘alternativa, ma un diritto. Potremmo spiegare questo ai Veneti venuti a dire no. Magari si accontenterebbero delle basi americane.

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