La pietra di Magdi…

Europa, 30 marzo 2008

Il giornalista e saggista Magdi Allam ha quindi scelto: una scelta importante, che corona un iter iniziato forse molti anni fa. Forse anni fa quando egli frequentava giovanissimo le scuole cattoliche nel suo paese natale. Una scelta che forse aprirà una fase davvero nuova nella sua esistenza: c’è addirittura chi prevede per lui un eventuale posto nel governo italiano. Anzitutto, e proprio perché talvolta ci siamo trovati su posizioni molto lontane e non senza qualche episodio polemico, vorrei fargli le mie felicitazioni e i miei auguri. Felicitazioni, perché l’annunzio ch’è un nato un nuovo fratello in Cristo non può che far felice un cattolico.

Auguri, perché mi rendo conto che la sua è stata una scelta difficile e coraggiosa.

Intendo sottolineare questo elemento di coraggio, perché è cosa nota che non da ieri Allam è oggetto di minacce: che debbono essere apparse gravi e serie a chi gli ha addirittura fornito una scorta. Almeno in linea teorica e concettuale, la sua scelta lo pone al rischio della vita: nessuno può sottovalutare un pericolo del genere.

Debbo anche aggiungere, per esser chiaro fino in fondo, che non ho apprezzato per nulla le insinuazioni di quanti hanno attribuito a questo gesto un valore opportunistico. Una conversione è un passo grave, serio, solenne: chi lo compie ha sempre e comunque diritto al rispetto di tutti. Ci si può solo augurare che esso sia stato compiuto in piena consapevolezza e con la massima buonafede.

Ciò non significa che a mia volta io non nutra qualche dubbio o non abbia provato un senso d’insoddisfazione: non tanto sulle circostanze della sua conversione, quanto sulle scelte che l’hanno accompagnata e immediatamente seguita.

Avrei preferito che il neocattolico Magdi Allam iniziasse la sua vita spirituale con un gesto più consono alla nostra fede comune: vale a dire con un po’ più d’umiltà. Il battesimo è una cosa seria e, soprattutto, un sacramento: scegliere proprio il giorno di Pasqua, e farsi battezzare dal capo della Chiesa cattolica in persona, significa senza dubbio godere di forti appoggi e di grande potere mediatico, ed è certo il modo più trionfale e solenne d’entrare nella Casa di Cristo. Ma non è esattamente il più appropriato.

La conversione richiede sobrietà e raccoglimento: e più si è importanti, più si è in vista, più tali qualità sono richieste e necessarie. Non mi è piaciuta quella scelta: se l’ha sollecitata, non l’approvo; se gli è stata proposta, avrei preferito sapere che l’aveva rifiutata.

Ancor più inopportuna, anzi decisamente grave e irrispettosa per lo stesso pontefice, mi è apparsa la lettera-denunzia che il neocattolico ha redatto, all’indomani del suo ingresso nella Chiesa e pertanto come primo suo atto pubblico.

Credo che Magdi Allam sappia che, mentre ebraismo e islam sono religioni “di legge”, lo spirito profondo del cristianesimo è carità e perdono. Non ho visto l’ombra né nell’una, né dell’altra nel quadro pieno di malevolenza e di livore che Magdi Allam ha tracciato della sua ex-religione.

Certo, l’islam ha molti volti: e il fatto che in esso non vi sia un centro disciplinare, una Chiesa, non ne facilita l’univoca comprensione. Tuttavia, il quadro che Allam ce ne offre non trova riscontro nell’immagine che della sua grande tradizione e della sua alta spiritualità ci hanno autorevolmente fornito non dico i musulmani stessi, ma anche e soprattutto i nostri migliori e più attendibili studiosi.

(…) Gli consiglierei la meditazione sull’esempio di Muhammad Abd al-Jalil, brillante giovane intellettuale marocchino che, convertitosi al cristianesimo e scelto di vestire l’abito francescano, ottenne da papa Pio XI il permesso di portare quello di Jean-Muhammad come nome religioso, convinto che il cristianesimo fosse il compimento e il perfezionamento, non la negazione dello stesso islam.

Disapprovo il documento di Allam perché esso pesa come una pietra sui rapporti tra islam e cristianesimo proprio in un momento in cui, con la lettera dei 138 dotti musulmani al papa, essi potevano esser giunti a una svolta qualificante. E alla luce delle conoscenze effettive che egli dimostra nella sua lettera sull’islam io mi chiedo se sia mai stato davvero un buon musulmano: se cioè abbia mai avuto della sua antica fede, che pur ha mantenuto a lungo, un’appropriata e approfondita conoscenza.

Non deve sembrar offensivo quanto affermo: conosco cristiani che si dicono tali, che magari frequentano chiesa e sacramenti, e che non hanno nemmeno un’idea di che cosa sia la sostanza del cristianesimo; conosco gente che ha abbandonato esplicitamente la fede senza averla in realtà mai conosciuta e che ne parla con convinzione come d’una cosa lontanissima dalla realtà.

Rinnovo di cuore tutti i miei auguri a Magdi Allam. Non so se sia stato un buon musulmano e non sta a me giudicarlo: gli auguro di diventare un buon cristiano. La strada da percorrere per questo è lunga: e, a parte la Grazia, gli ci vorranno per percorrerla molta pazienza, molto studio, molta comprensione, molta onestà, molto rigore. Se ci riuscirà, un giorno forse riuscirà anche a comprendere sul serio – da cristiano – quanto splendente e profonda sia quella parola dell’islam ch’egli ha pur superato col battesimo. È già successo ad altri cristiani di comprenderlo: a Charles de Foucauld, per esempio.

Franco Cardini

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...