Cristiani e laici in politica?

Oggi alla Libreria dell’Arco – Reggio Emilia:
ore 18.00
Presentazione del libro “La nuova tenda” di Pierluigi Castagnetti
Intervengono il Sindaco Graziano Delrio, Giuseppe Pagani, Segretario CISL Reggio Emilia e il Prof. Lucio Guasti, Università Cattolica Sacro Cuore

Dall’introduzione:

(…) Mi intrigano molto, e da sempre, le questioni riguardanti le modalità di presenza dei cattolici nella vita politica italiana, e sento particolarmente oggi la responsabilità, non fosse altro per i ruoli ricoperti negli ultimi anni, di contribuire a fornire qualche rassicurazione e di aiutare quanti manifestino un interesse a percorrere una analisi ed un ragionamento.
Mi riferisco espressamente a quanti guardano con qualche incomprensione e anche preoccupazione alla presenza della Chiesa e dei suoi fedeli in questo particolare segmento della storia italiana.
È difficile capire il cattolicesimo politico se non si comprende che il laico cristiano per agire l’esperienza politica deve affrontare difficoltà che altri non conoscono.
La fede religiosa non è infatti una opzione culturale come può essere quella della tradizione liberale, o socialista o ambientalista.
È vero che dal cristianesimo è stato possibile dedurre storicamente – per merito in particolare di uomini come Sturzo, De Gasperi, Dossetti, Moro ed altri ancora – una tradizione culturale e politica tra le più importanti del secolo scorso.
Ma se è vero che quella tradizione, almeno sotto il profilo del metodo – la mediazione e l’autonomia – non è stata superata, è altrettanto vero che sotto il profilo dei contenuti è stata ampiamente spiazzata dalla velocità con cui il progresso scientifico e quello economico stanno ponendo alla politica problemi assolutamente inediti. E, dunque, senza più il “prezioso cuscinetto” di una tradizione culturale e politica ispirata ma separata dal Magistero, l’impegno politico dei laici cristiani pone sempre più in termini severi l’esigenza di conciliare due “appartenenze”, entrambe a loro modo assai esigenti. L’appartenenza a una “comunità di opinione” (come l’ha definita una volta il cardinale Ratzinger) e l’appartenenza ad una comunità statuale. Non ci sono altri esempi di simile, peraltro trasparentissima, doppia appartenenza, non semplicemente a una cultura, ma a una “comunità” e a un’altra “comunità”.
Di per sé la cosa non dovrebbe risultare particolarmente complicata, perché entrambe le comunità perseguono il bene dell’uomo, cioè di tutti gli uomini appartenenti alla stessa compagnia dei viventi seppure abbiano diversi statuti fondativi: l’una di derivazione divina, l’altra di ideazione umana.
Entrambe hanno un forte riferimento normativo: l’una il Vangelo, l’altra la Costituzione. L’una e l’altra sono, ognuna nel proprio ordine, indipendenti e sovrane.
E, peraltro, può accadere che tra l’una e l’altra si determinino incomprensioni, contenziosi e sinanche conflitti. In tali casi il ruolo dei laici che vivono la doppia appartenenza può risultare particolarmente prezioso su entrambi i lati.
Questa è la ragione che ha ispirato la cosiddetta “dottrina dell’autonomia” che il Magistero, sia quello pontificio che quello collegiale dei vescovi (espressosi massimamente in sede conciliare), ha elaborato per definire il ruolo dei laici cristiani dentro il secolo, cioè dentro la storia.
Proprio grazie a tale specifica responsabilità i laici cristiani politicamente impegnati non hanno mai vissuto la doppia appartenenza come un limite, semmai come una ulteriorità preziosa per l’ascolto del respiro della società e la promozione della libertà. Una ulteriorità che aiuta anche la lettura dei segni dei tempi e della storia e, dunque, delle res novae. E che, non di meno, favorisce la scelta degli strumenti più adatti ad aiutare il cammino della storia, fra i quali sicuramente vanno collocati i partiti.
C’è stato un tempo in cui i cristiani si sentivano più rassicurati a giocare nella stessa squadra (il cosiddetto partito a ispirazione cristiana). Poi sono arrivati i tempi in cui le “paure esterne” sono evaporate quando i veri e i presunti aggressori sono stati sconfitti dalla storia, e allora i cristiani hanno pensato bene di prendere il largo nel mare della compagnia degli uomini, abbandonando partiti identitari e cooperando con altri per fare nascere partiti non più ideologici. Non “chiese” ma tende.
Essi si sono sentiti più liberi e hanno conseguentemente liberato anche la Chiesa dall’onere di riconoscerli e sostenere – in una qualche misura – come suoi rappresentanti. La Chiesa si è trovata così nella felice condizione di non sentirsi condizionata e coinvolta dalle posizioni di un determinato partito, e di poter dialogare con tutti e proporre a tutti le proprie ragioni a difesa di valori e principi importanti per la vita degli uomini.
I laici cristiani si sono “mescolati” insieme agli altri uomini senza dimenticare la loro doppia appartenenza. Se in un primo momento il “di più” di libertà ha appagato sia i laici che la Chiesa, con il passare del tempo, e siamo così alle vicende degli ultimi anni, la crescente “sporgenza” della Chiesa nell’area della politica ha finito per offrirle la sensazione di una propria maggiore rilevanza, ma anche la consapevolezza che la percezione sociale della sua alterità andava riducendosi.
E ai laici cristiani impegnati in politica ha determinato un restringimento – di fatto – del loro specifico spazio di autonomia e responsabilità.
(…)
A volte viene da pensare che la caduta del secondo governo Prodi sia stata salutata con sollievo sia da una parte della Chiesa italiana, sia da una parte del mondo laico (della finanza, della cultura, della politica) perché individuata come la fine di una modalità di presenza in politica del laicato cattolico che – dal partito di Sturzo in poi – viene definito cattolicesimo democratico, e che sempre ha provocato diffidenze. Se così è, io credo che sbaglino entrambi, perché sia la Chiesa che lo Stato hanno oggi più che mai bisogno l’una dell’altro e, soprattutto, è necessario che l’una e l’altro recuperino gli spazi di una reciproca autonomia e insieme di una reciproca cooperazione. E hanno bisogno del ruolo di cerniera esercitato proprio da laici cristiani maturi e competenti. Io penso che sia giunto il momento di rifondare una nuova cultura cattolica democratica, cioè una cultura cristianamente ispirata e sinceramente e convintamente fedele al metodo democratico.
(…)
La Chiesa dovrebbe riconoscere, io penso e spero, il valore del lavoro appassionato e competente che taluni laici cristiani sviluppano a fianco di fratelli non credenti, per costruire una città terrena più accogliente e abitabile per tutti.
In questo libro c’è qualche traccia, assai modesta, di questo cimento, che altri cristiani invece rifuggono, appagati e protetti nella bambagia della conservazione e della difesa di tempi, strumenti e modalità operative, che – purtroppo o per fortuna – non ci sono più.

Pierluigi Castagnetti

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