Capello leggermente verde e volto da clown decadente… chi è?

È nuovamente tempo di eroi a Gotham City. La criminalità non è mai stata così organizzata, e dalle viscere di un Male apparentemente illogico, si erge la figura, la maschera del Joker. Non i soldi, non solo, non il potere, ma una beffarda quanto vendicativa bramosia distruttiva nei confronti del mondo – che lo considera nulla più di un freak – ne animano le gesta: nemico di tutto e tutti (la sua ascesa non prevede prigionieri), ferocemente esaltato all’idea del continuo confronto con il paladino del Bene, Batman.

La tensione rimane alta per tutti i 150′ del racconto, caratterizzato costantemente – come previsto – dalla presenza/assenza del Joker, quintessenza di una malvagità difficilmente arginabile proprio perché regolata da una follia tremendamente lucida, incarnata e resa dalla postura, il ghigno.

Ed è proprio nella gestione di una così ingombrante maschera, lasciandole margine di “movimento” ma al tempo stesso impedendole di cannibalizzare l’intero film – il merito più grande di Nolan, che non dimentica il suo cavaliere oscuro (importantissima, in tal senso, l’ombrosa e dissolvente digressione conclusiva), donando profondità e spessore anche a tutti i personaggi secondari.

E come sempre il cattivo… ci affascina più del buono… chissà come mai?

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