Persepolis con lode

persepolis3Sapiente bianco e nero da vedere assolutamente. Inizialmente appare inutilmente scarno e stilizzato ma dopo poco si coglie che solo di essenzialità si tratta.

Alle famiglie dei soldati non resta null’altro che nomi di strade.

Ero straniera in Austria. Lo sono anche qui a casa in Iran. Sopravvissuta a una guerra, ma non chiedetemi nulla di Vienna. Non saprei cosa dirmi.

Ah il profumo dei gelsomini… c’est génial…

Qualche nota: Oscar e Cannes si spiegano nei pregi mostrati in ciascuno dei 95′ del film, illuminato da rara intelligenza creativa e narrativa. Strutturato a flashback, Persépolis si apre su Marjane, appena atterrata in Francia. Il volto dal disegno stilizzato e realistico – incredibilmente somigliante alla vera Satrapi – riflette la tristezza di chi si è lasciato alle spalle la sua terra, forse per sempre. Per questo il pensiero, che si fa immagine, vola al passato. Gioie ma soprattutto dolori e paure di un’infanzia e adolescenza trascorse sullo sfondo di un Paese alla deriva ierocratica, dalla dittatura dello Scià alla rivoluzione islamica sfociata nelle assurdità del fondamentalismo. Davanti a Persépolis, esente da autocompiacimenti e qualunquismi, si ride e ci si emoziona, si impara e si riflette. Una sinfonia animata in bianco e nero, espressione della vita di una donna simbolo di tutte le donne in lotta per rigenerare la propria dignità, ovunque. Da vedere e ricordare. (A. M. Pasetti)

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