Assessore al perdono?

toschi1Lunedì ho conosciuto un uomo. Anzi una grande persona. Massimo Toschi.

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Assessore alla cooperazione internazionale – Regione Toscana / Cooperazione internazionale; perdono e riconciliazione fra i popoli; iniziative per la cooperazione con la riva sud del Mediterraneo; iniziative contro la pena di morte e per la promozione dei diritti umani; iniziative per promuovere il dialogo sull’interdipendenza

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Per chi vuole, ecco qualche osservazione che lui faceva chiacchierando con noi:

Vita dura, in triciclo fino a 24 anni. Poliomelitico sin da bambino, in carrozzina a tutt’oggi. Vedovo da 7 anni. – Ognuno ha i suoi limiti, alcuni sono visibili come il mio, e sono i più semplici, poi ci sono quelli che non si vedono, che sono i più complicati.

La mia prima conversione è stata a Lourdes. Non è stata la Madonna, ma vedere dei malati messi peggio di mè… io credevo di essere il ragazzo più sfortunato del mondo. Lì ho imparato a decentrarmi, il mio dolore non era il più grande.

Mia moglie è morta dopo il terzo tumore, mia figlia è monaca. “Non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce”, nel mio caso è Dio che ha separato… non si sa bene come funzionino queste cose.

Progressivamente quella che mi sembrava una chiusura è diventata luogo di apertura e comunicazione, di comunione. Nel ’98 ho avuto la mia seconda conversione. Mi ha convertito un ragazzo musulmano algerino amputato. Sono gli altri che ti cambiano, con le loro domande. Io che avevo la tipica tentazione cattolica di andare per servire, in realtà lì sono stato servito. Sono l’unico politico italiano ad esser stato a Gaza dopo la guerra: abbiamo organizzato un campo estivo per ragazzi israeliani e palestinesi insieme.

Parlo così ora, tra 10 anni non so. La vita cristiana si può perdere anche all’ultimo momento, come è successo ai discepoli sotto la croce. – Io che dovevo esser servito sono andato a servire, e servendo ho capito di esser servito. Il servizio deve avere una misura grande, non deve essere consolazione al protagonismo socio-religioso di alcuni cattolici.

Chi sono i piccoli? E’ tutto molto chiaro, quelli che non hanno nulla, carcerati, sulla strada, emarginati. Il Vangelo non è difficile. Non è per intellettuali. Non è per i cristiani. E’ per tutti.

Assessore al perdono, perché “pace” è una parola usurata, sono tutti per la pace ora. Perdono è riconoscere la propria responsabilità per il dolore dell’altro (vedi Mandela). L’alternativa è la guerra, è tutto molto semplice. Chiedere perdono è domanda di cambiamento della mia politica. Ci vogliono nuove parole per raccontare la politica. La politica deve vedere la frontiera dell’impossibile.

Io? La sofferenza spesso schiaccia, non sono contento di soffrire… così il mio percorso di conoscenza migliora. Solo per grazia non si è schiacciati. Il dolore molto raramente è terapeutico. Va gestito sempre con molta cautela. E’ sempre il dolore degli altri, noi non ne portiamo mai il peso. Non abbiamo il diritto di far quadrare il cerchio (Occhio a quel cattolicesimo che fa della sofferenza un’ideologia!).

Bisogna imparare ad esser fedeli nel poco, e perseveranti nella fedeltà nel poco. Il punto non è fare, ma lasciare che il Signore ci faccia. Non dobbiamo pensare di essere noi i protagonisti. L’azione è l’effetto di una grazia sovrabbondante, non è l’effetto di una strategia o ideologia. Il servizio non sono cose da fare, si tratta di dare la vita. Il contrario di quello che fanno i re del mondo. Il servizio cristiano è stare nella storia e agire come lo schiavo, non da potente, non a fin-di-bene. Servire senza avere potere, è dare la vita.

I cristiani ci sono ancora, ma siamo preoccupati d’altro. Si antepongono i principi alla misericordia. Ci danno sicurezza ma non sanno sanare i cuori feriti. Un cristiano senza misericordia è qualcosa che non sta in piedi, eppure nel nome della dottrina, dei dogmi, ecc. si fa del Vangelo un’ideologia. Quando perdiamo la misura della misericordia, perdiamo il volto di Dio, e la nostra anima.

La vita degli altri è un valore assoluto, non la mia. Se ci accaniamo sull’aspetto biologico… non rischiamo di perderci la risurrezione? E se ci perdiamo quello, che ci resta? Cristianesimo è dare la vita, non tenerla, non trattenerla.

Lo stile dei cristiani non è legato al consenso che si ottiene nella società, ma è solo obbedienza al Signore. Ha senso? Non ha senso? Non mi interessa… Non per concorrere, ma per servire. Il problema non è di essere pochi e tranquilli, o tanti e sicuri… ma di essere come il Vangelo ci chiede.

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… cosa volete che vi dica, Massimo parla così.

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