Io, il fariseo

prostitute

Io sono quel fariseo. Sì, quello della parabola, sono proprio io.

Mi sento altro dalle prostitute con cui ho passato la sera del venerdì santo. Sulla strada tra Reggio e Parma. Giovani come me, alcune di più. Tante. Peccatrici.

Hanno un debito da pagare. Si sentono in debito. Io mi sento a credito invece, chiedo. Io devo avere ancora un sacco di cose, non sono io che devo pagare.

Chiedono perdono dei loro peccati. Si battono il petto. Urlano un Amen stralunato e voodoo. Io le guardo, come si guarda qualcosa di strano. Altro da me. Io nel mio abito accettabile. Accettato da tutti. Le ragazze nel loro. Da puttana.

La liturgia è la loro parentesi tra un cliente e l’altro. La mia, tra la liturgia del giovedì e quella del sabato. Loro chiedono perdono. Io di essere esaudito.

Si lasciano squadrare così sbagliate come sono. Io esibisco la mia immagine giusta, io.

A lei, quella alta e bella, suona il cellulare. È il pappone che la chiama, non è al suo posto ha avvisato la macchina del controllore. E lei deve lavorare, non pregare. Forse la picchieranno per la sua via crucis. A me diranno che sono stato bravo invece. Che ho fatto una cosa interessante. E’ la loro vita, la mia cosa interessante.

Il mio telefono vibra molto più educatamente. In silenzio leggo un sms di accorati auguri di una serena Pasqua. E loro sorridono. Ballano persino. Rendono grazie e chiedono perdono. Quel che io non so fare come loro. Forse è per questo che là ci precedono. E la liturgia finisce…

Per me viene una birra con gli amici, per loro le macchine dei papponi che veloci le riportano al lavoro.

“Mi dispiace lasciarti qui da sola” – dice una signora a una ragazza.

“Ma io non sono sola, Dio è qui con me” – dice lei naturale.

In quelle parole sono smascherato. Radicalmente. Sono quel fariseo. Sono giusto, io. Pago la decima della mentuccia, io. Le ragazze la decima del loro corpo.

Ma tanto sono là in fondo. Dietro un fogone. Tra due fabbriche. E io domattina sono in chiesa. Vestito bene perché è Pasqua.

Io, il fariseo.

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fariseoepubblicanoIl fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. / Il pubblicano invece fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

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