Franca O. Manoukian attorno al servizio

Qualche appunto dall’incontro di venerdì, con Franca Olivetti Manoukian per ragionare attorno alla questione del servizio.

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Mi han chiesto di fare una testimonianza, il che porta sempre con sé il rischio di essere auto-dimostranti, per cui cerchiamo di tenere un profilo basso.

Un’idea è che se non si cambia nel piccolo, non si cambia neanche a livello generale, occorre considerare anche i microcontesti.

Il nostro modo di vivere insieme crea il disagio di alcuni, ecco perché tutti ce ne dobbiamo occupare. Probabilmente il disagio non si eliminerà mai. Occuparsi dei servizi significa occuparsi della qualità della vita di tutti.

Per quanto riguarda il servizio, il punto è chiarire il senso. I servizi sono diventati molto professionali, ma han perso la dimensione di vicinanza. Gli operatori si attaccano alla loro professionalità per una questione identitaria, e così la società delega il disagio ai relativi esperti esonerando i cittadini.

Se il lavoro degli operatori è tecnico, non è un valore. Siamo più umili!! Che la tecnica con le relazioni… non si sa mai fin dove va bene. Bisogna fare attenzione ai dati non oggettivi, bisogna guardare ai dati soggettivi: va valutato il rapporto, il contesto, cose che si ridefiniscono volta per volta.

Poi attenzione a non considerarsi troppo preparati e professionali, ci vuole molta autoironia.

“Servizio”: realizzazione di qualcosa che sia giovevole. Che serva in modo specifico. (Il che è molto diverso dall’idea di un rapporto duale in cui qualcuno serve e qualcuno è servito).

Serve uno sguardo interessato e rispettoso per capire perché le persone si comportano in un determinato modo. Non è il prendere distanza che è garanzia di attendibilità, ma il capire in che modo influiamo su quella determinata relazione, situazione. “Non bisogna coinvolgersi!” – è un’affermazione che non ha fondamento pratico. Poi è chiaro che coinvolgersi non è identificarsi, ma il coinvolgimento è necessario per capire la situazione dell’altro.

È importante che le persone imparino dalla loro esperienza, che ciascuno si costruisca la propria modalità di apprendimento. I rapporti con i maestri sono esperienze significative, ma è importante non restare dipendenti tutta la vita.

Nell’incontro con l’altro, non cercare di dire chi è l’altro. Ma piuttosto chi sono io con lui? Non solo cosa dice. Ma cosa mi dice? Cosa mi evoca? Ecc…

Bisogna capire prima di agire. E aiutare l’altra persona a capire con te, ricordando che nella vita ci muoviamo sempre entro vincoli. Dare risposte, non aiuta le persone a porsi le domande.

L’esperienza del limite è una gran cosa! Il punto non è che tutti devono essere felici, ma sopportare le sofferenze. Forse la società felice non è di questo mondo. “Voglio essere felice VIRGOLA se si può”.

L’inquietudine aiuta a pensare. A capire. E dopo aver capito a intraprendere un’iniziativa, che sia molto leggera, per non rompere niente. Ci si muove come su di una lastra di ghiaccio. I buoni consigli non servono a gran che (come cantava De André).

Attenzione all’idea di territorio: abitiamo lì insieme, non posso star bene se tutti non stanno un po’ bene. Siamo ospiti dello stesso territorio, della stessa realtà.

Infine sono grata a quelli che non amo. Mi fanno vedere la mia difficoltà a mettermi in relazione con l’altro: son queste le relazioni da costruire.

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E ha concluso con questa poesia:

Sotto una piccola stella

chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.

chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.

non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.

mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.

chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.

chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.

perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.

perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.

chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.

chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.

perdonami, speranza braccata, se a volte rido.

perdonatemi deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.

e tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,

immobile, con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,

assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.

chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.

chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.

verità, non prestarmi troppa attenzione.

serietà, sii magnanima con me.

sopporta, mistero dell’esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico.

non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.

chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.

chiedo scusa a tutti se non posso essere ognuno e ognuna.

so che finché vivo niente mi giustifica,

perché io stessa mi sono d’ostacolo.

non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,

e poi fatico a farle sembrare leggere

Wislawa Szymborska

One thought on “Franca O. Manoukian attorno al servizio

  1. avevi ragione mi sono persa un incontro bello..la poesia è proprio affascinante..non avevo mai sentito però il nome dell’autrice..mi informerò!

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