Il telaio sapiente di Penelope

Il criceto, detto hamster in altre lingue d’Europa, scientificamente denominato, quando è nano, Mesocricetus Auratus se siriano e Phodopus Roborovskij se russo, accumula riserve di cibo intatto nelle guancie. Quello mediorientale è sessualmente attivo a trenta giorni, quello siberiano a tre mesi. Distinzione intrigante. Lo scoiattolo, Sciurus Vulgaris, appartiene alla stessa famiglia delle marmotte dello Stelvio e accumula portando nocciole nella tana per compiacere i cartoni animati di Disney. Le formiche, che costituiscono il dieci per cento dell’intera biomassa animale, accumulano e costruiscono ben più, si sa, della cicala. Di tutta la famiglia Castoridae è sopravvissuto solo il Castor Linnaeus, classificato da Carl von Linné nel 1758; il castoro costruisce ben più abilmente del fratello di Polluce. E l’Homo Sapiens Sapiens? Lui (cioè noi), unico sopravvissuto a tutti gli ominidi preistorici da quando era paleolitico, costruisce e raccoglie. Fare bottega e raccogliere arte è quindi un dato della specie. Diceva Claude Lévy-Strauss che il passaggio dal paleolitico al neolitico, momento lungo alcuni millenni, richiese ai nostri antenati lo sforzo mentale maggiore di tutta la storia dell’umanità. Per la prima volta si formò una società aggregata stabile, quella in cui prendono forma la bottega – fino a quella d’artista del Quattrocento – e gli accumuli di ricchezza dei sacerdoti e dei primi capi, fino alle collezioni dei cardinali nipoti del Seicento. La nascita della figura dell’artista demiurgo zoroastrico forse corrisponde a un’evoluzione ulteriore della specie. Da cinque secoli lo si sperimenta. L’apparizione della figura recente dell’Art Advisor che sostituisce la figura del sacerdote collezionista sembra meno significativa. Stiamo ancora evolvendo. Michel de Montaigne, il pensatore francese del Cinquecento, dormiva in una camera separata da quella della moglie Françoise de la Chassaigne, figlia del presidente del Parlamento di Bordeaux e Conseiller d’Etat di re Carlo IX. La moglie gestiva i beni di famiglia mentre lui si dava alle lettere con l’amico storico Etienne de la Boétie. Dal matrimonio nacquero sei figlie. Fu segno del destino? Montaigne amava dichiarare a proposito delle signore «J’aime leur commerce un peu privé» («Amo il rapporto con loro, un po’ privato»). L’Italia negli stessi anni celebrava le severità della Controriforma che stavano abolendo le formidabili figure femminili del primo Rinascimento: Isabella d’Este, la coltissima marchesa di Mantova; sua sorella Beatrice, moglie del duca di Milano; Lucrezia Borgia, ispiratrice del Bembo; Vittoria Colonna, musa di Michelangelo; Veronica Gambara, vedova del conte di Correggio, sì fine poetessa da commuovere secoli dopo l’animo contorto di Leopardi. Personaggi femminili complessi e indipendenti in un’Italia che deve l’origine delle sue tensioni politiche bipolari negli ultimi mille anni ad Adelaide di Savoia, sostenitrice dell’imperatore, e a Matilde di Canossa, partigiana del papato. Il punto massimo del femminismo storico fu l’incontro da loro organizzato a Canossa con la resa di Enrico IV dinnanzi a Gregorio VII. Ci vollero secoli prima che potesse rinascere l’indipendenza femminile di Giulia Beccaria nel decidere con chi, e certamente non con il marito, avrebbe concepito Alessandro Manzoni. Ora possiamo finalmente riflettere sull’evoluzione occidentale mentre in Egitto, e non solo, si pratica ancora, quotidianamente, l’infibulazione. Nel frattempo molti linguaggi nelle arti si sono sviluppati come antropologicamente maschili: l’inguacchio della materia pittorica, figlia del salsiere medievale – quel maschiaccio che collaborava col trinciatore per l’organizzazione dei banchetti – quanto la direzione d’orchestra, ispirata all’ordine degli eserciti. Il mondo delle donne ha penetrato il mondo delle arti, ma non seguendo una mera declinazione di pari opportunità, anzi alterando e arricchendo i linguaggi usati. Ha ragione Braudel nel sostenere che il centro della casa dei mediterranei non è il focolare barbarico ma il telaio sapiente di Penelope. Le arti d’oggi hanno inconsapevolmente approfittato del nuovo antico apporto, hanno imparato una nuova manualità oggettuale, quella di Meret Oppenheim come quella di Sonia Delaunay. Il futuro sarà intrigante.

Philippe Daverio, Art e Dossier – giu 2010

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