La sacra palla

L’ Italia è stata esclusa al primo turno dei Mondiali di calcio. Dramma nazionale, lutto nazionale generalizzato più di quanto non sia avvenuto con il terremoto di Abruzzo, per il quale si sa che c’è stato anche chi ha fatto squillare il telefono degli amici di casta in previsione dei grossi affari. E per questo ci sono denunce e inchieste in corso.

(…) Insomma una catastrofe sulla quale poco ci manca che si invochi il lutto nazionale. E non inseguo la ricerca dei colpevoli, che sa dire chi doveva essere convocato ed è stato lasciato casa e fa l’elenco delle teste che devono lasciare i loro incarichi. Defenestrazioni che assomigliano tanto alle scomuniche. Sì, perché il calcio è più che uno sport o uno spettacolo o un affare milionario: è un fenomeno sociale di scala planetaria che alimenta pulsioni e suscita fanatici più di quanto non facciano le religioni. Eduardo Galeano scrittore uruguaiano diceva già qualche anno fa che “il calcio è l’unica religione che non ha atei”. Ha i suoi riti, le sue liturgie, che avvincono ricchi e poveri, saggi e ignoranti, uomini e donne con un fervore che non è esagerato definire sacro. Scriveva Bernardo Barranco, messicano, alla vigilia di questi Mondiali: “Il Sudafrica si trasforma in un luogo di pellegrinaggio e i suoi stadi in santuari consacrati”.

Per questo l’esclusione equivale ad una scomunica. Perché, come scrive ancora Barranco, “colpa e peccato sono presenti nella religione civile del calcio“. Nessuna o scarsissima eco hanno avuto invece i documenti, che in occasione dei Mondiali di calcio sono stati redatti da gruppi e associazioni che coltivano la religione dell’uomo.

Proprio nel Sudafrica di Nelson Mandela e di Desmond Tutu, meritevoli di aver superato il regime di apartheid e avviato un processo di riconciliazione, è successo che migliaia di “senza tetto” sono stati allontanati dalle città dove si giocano le partite ed è stato proibito agli ambulanti di vendere le loro mercanzie nelle strade e nelle piazze. L’hanno denunciato organizzazioni sociali sudafricane. Più di 13.000 svizzeri hanno aderito alla campagna promossa da “Aiuto Operaio Svizzero” (AOS) che chiede all’organizzazione internazionale del calcio (Fifa) di attivarsi per un “lavoro degno” in Sudafrica.

In questa direzione si sono mossi anche movimenti e associazioni in Italia con in testa i missionari comboniani e il nostro padre Alex Zanotelli. Sta il fatto che gli operai che hanno costruito gli stadi nei quali si giocano i mondiali hanno percepito sì 460 dollari al mese, ma non i 700 dollari come salario minimo vitale richiesto dai sindacati sudafricani. L’Unicef infine ha lanciato l’allarme perché in occasione della competizione calcistica non siano vittime di abusi sessuali i bambini e le bambine di quelle città.

(…) Italia esclusa dalle grandi celebrazioni, ma il cartellino rosso dovrebbe scattare anche per altre liturgie.

Vittorio Cristelli – Vita Trentina, 4 lug 2010

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