La morte di re Tsongor

È finalmente arrivato il giorno che tutti a Massaba aspettano da settimane, quello in cui il principe delle terre del sole sposerà Samilia, unica figlia di re Tsongor, il più grande, il più potente di tutti i re. Ma, anziché il corteo degli ambasciatori incaricati di presentare al re i doni di nozze, un uomo solo si presenta, Sango Kerim, e in virtù di un’antica promessa reclama per sé la mano di Samilia. Quella stessa notte, per non dover scegliere fra i due pretendenti, Tsongor si uccide. Con la sua morte ha inizio una vicenda di battaglie e di furore, una guerra fratricida che sembra destinata a non aver mai fine. Lo stesso re Tsongor vi assisterà, sgomento, dal suo palazzo funebre, attraverso gli occhi del fedele Katabolonga: perché solo quando Massaba sarà stata rasa al suolo e il più giovane dei figli di Tsongor sarà riuscito a costruire sette tombe alla memoria del padre, il re potrà trovare nell’ultima, la più segreta, una degna sepoltura – e solo allora potrà entrare nel regno delle ombre.
Simile a una di quelle leggende che i vecchi raccontano la sera accanto al fuoco, e al pari di esse dotata di un ritmo al tempo stesso incalzante e incantatorio, questa narrazione trasporta il lettore in una terra ancestrale (forse l’Africa, per quanto non venga mai esplicitamente detto), dove assisterà a una guerra che – quasi incarnasse l’idea di «conflitto permanente» teorizzata da Girard – è tutte le guerre, e ha dunque la potenza arcaica del mito e della tragedia.

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