Lo zio Johnny ;-)

La storia di Johnny La Rosa ha inizio alla fine degli anni 70′ quando con la sua rock – band i “No Quarter” tiene una serie di concerti a molte manifestazioni e raduni rock tipici del periodo: allora Johnny aveva 17 anni. Il pubblico venne subito colpito dal suo modo di tenere il palco e di interpretare con disinvoltura brani di Otis Redding, Rolling Stones e classici del periodo.

A metà degli anni 80′ Johnny sposta la sua espressione artistica verso quegli autori che lo attraggono maggiormente come Willy De Ville, Springsteen e Van Morrison e fonda così i “B-Movie”, band con la quale riesce ad allargare il proprio raggio d’azione suonando in club in giro per l’Italia.

Agli inizi degli anni 90′, dopo aver abbandonato i “B-Movie” per divergenze musicali, decide di esibirsi da solo, chitarra e voce, girando i club come folk-singer eseguendo brani che spaziano da Dylan a Springsteen fino a toccare i maestri del blues come John Lee Hooker, questo è il periodo in cui Johnny matura definitivamente la propria identità musicale.

Dopo una parentesi con la cover band “The Mambo Killers”, verso la metà degli anni 90′ viene chiamato a cantare in una band composta da Mel Previte, “Rigo” Righetti, Robby Pellati (che sono l’attuale band di Luciano Ligabue), Max Marmiroli (fondatore dei Rocking Chairs), ed il carattere musicale di Johnny si consolida definitivamente con l’incontro di questi musicisti, con i quali incide per la Sony la compilation A tribute for you dedicata a B. Springsteen e in seguito un’altra compilation sempre per la Sony This is my story tributo al blues curata da Ernesto De Pascale.

Alla fine degli anni 90′ arriva la svolta definitiva: l’incontro con i musicisti Oscar Abelli, Martin Jotti, Paolo Campioli e Max Marmiroli lo portano a decidere di scrivere un album di canzoni proprie e originali, dove tutte le sue capacità espressive e compositive si sviluppano completamente. Fondamentale è anche l’incontro con l’etichetta Kayman Records (supportata dalla produzione degli americani David Butterfield e Marc Wool) che convince Johnny a immettere sul mercato la sua opera prima.

Nell’album, intitolato Call me Johnny, risalta sopratutto la cultura musicale di Johnny e dei suoi musicisti che attraverso l’elaborazione dei suoni e degli arrangiamenti sono riusciti a creare un discorso musicale che affonda le proprie radici nell’american music ma che allo stesso tempo assumono una forma assolutamente innovativa caratteristica dell’espressività musicale di Johnny La Rosa, quindi un disco impregnato di quell’animo necessario per portare l’ascoltatore ad un coinvolgimento emozionale.

E l’album del 2010… MUD… è ancora meglio!! Sonorità e atmosfere da Charlie Musselwhite ;-)…

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