Sono della proloco di Siderno…

Vi ricordate appena scesi dal treno a Siderno… “Buongiorno, benarrivati a Siderno… sono della proloco e stiamo organizzando una caccia al tesoro… volevamo sapere di dove siete, dove andate, come mai siete qui, quanto restate, cosa siete venuti a fare… buona permanenza“.

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“Uomo politico di riferimento per il sodalizio criminale a Siderno ed a livello regionale, promuovendo anche in tale veste gli interessi della cosca e favorendo, anche nell’adozione di specifici provvedimenti, personaggi intranei o vicini al sodalizio”. Questo il profilo, tracciato dalla Dda reggina, dell’ex sindaco di Siderno Alessandro Figliomeni, raggiunto ieri da un provvedimento di fermo con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Secondo quanto si legge nelle oltre mille pagine dell’ordinanza firmata dal gip anche il sindaco della cittadina della Locride è affiliato con il grado di “santista”alla cosca Commisso, una delle consorterie più potenti e ricche della ‘ndrangheta reggina. Una famiglia mafiosa, capace di interfacciarsi con i locali del Canada e dell’Australia, guidata oggi dal “Mastro” Giuseppe Commisso.

“Pure il sindaco di Siderno è un cristiano come noi”, “… da diverse parti hanno il sindaco… in tanti locali”, “… per dire… per dire il Sindaco di Siderno… il Sindaco di Siderno lo sapete che è capo locale a Siderno”. Sono queste le frasi che danno il senso di come, a Siderno, non sia così marcata la separazione tra gli affiliati e la zona grigia. A volte coincidono o siedono insieme al palazzo comunale. Pupari e pupi spesso si sovrappongono. Chi stabiliva, invece, i candidati che dovevano rappresentare la cosca nelle istituzioni era il “Mastro” che, secondo la Dda, “sembra possedere una macchina infernale, capace non solo di favorire l’esito elettorale, bensì di distruggere, sul piano politico, qualsiasi avversario”.

Un passato nel centrodestra e candidato (non eletto) con Agazio Loiero nella giunta regionale di centrosinistra, Figliomeni non è l’unico politico coinvolto nell’inchiesta Recupero” nell’ambito della quale il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 53 persone su richiesta del procuratore capo Giuseppe Pignatone, dell’aggiunto Nicola Gratteri e del sostituto Antonio De Bernardo. I carabinieri e la squadra Mobile hanno notificato cinque avvisi di garanzia: ai due ex consiglieri regionali Luciano Racco (ex socialista candidato alle ultime elezioni con il Pd) e Cosimo Cherubino (ex Nuovo Psi transitato nel Popolo della Libertà), al sindaco di Casignana Pietro Crinò (fratello dell’ex senatore Crinò), all’ex assessore comunale di Siderno Antonio Commisso e all’ex consigliere comunale Giuseppe Tavernese. Gli ultimi due sono indagati per associazione mafiosa, mentre gli altri tre per voto di scambio. Il solo Cherubino risponde anche di concorso esterno in 416 bis.

In una conversazione con il cugino Francesco Commisso, il Mastro spiega i criteri per scegliere i candidati. Criteri che devono tenere in considerazione i vantaggi perché un’eventuale elezione possa rivelarsi funzionale alla cosca. Siamo in piena campagna elettorale quando gli inquirenti intercettano il Mastro che parla di politica e che lascia intendere indispensabile il suo appoggio a Cosimo Cherubino. Quest’ultimo, fortemente voluto dal governatore Scopelliti nella lista del Pdl, era “il favorito dei gruppi di Reggio Calabria”, per vincere le prossime elezioni. Ma Giuseppe Commisso è uno che si sa vendere e i voti li centellina agli “amici degli amici”.

Se Racco si sente messo da parte e trascurato dalla “famiglia”, ci pensa Commisso a rasserenare il suo animo in vista delle elezioni di marzo. Il Mastro non è uno sprovveduto, e sa bene che i servizi di un politico regionale potrebbero tornargli utili, pertanto chiarisce a un sodale Muià di aver incaricato suo nipote “Micarello” di tranquillizzare Luciano Racco sul loro sostegno, dicendogli: “… tu non gli devi dire che non lo votiamo, gli ho detto io, a Luciano… non glielo devi dire che io ti ho detto che non lo voto, che poi quando parlo io, so io cosa gli devo dire… tu gli dici: mio zio…  se gli vuoi dire gli dici questo: mio zio ha detto che qua ti dobbiamo aiutare tutti che lui ti aiuta a te, gli ho detto io… pure se capita che abbiamo bisogno per qualche posto… noi non ce la dobbiamo guastare con nessuno…”. Un aiuto che, come ovvio, richiederebbe un contributo di ritorno.

Scrive il pm De Bernardo: “Commisso Giuseppe dimostra di conoscere bene le trame politiche che starebbero intessendo Cherubino e il consigliere Regionale Racco Luciano, giacché è noto che avrebbero pagato Crinò Franco per non candidarsi alle prossime elezioni e, quindi, lasciare la strada libera a loro: “Gli ha dato soldi a Franco Crinò…(inc.)… per farlo uscire e per non farlo candidare e dici che a te ti ha chiamato Cherubino e vi siete messi d’accordo che te ne devi uscire …(inc.)… così nominano a me, avete capito, che così nominano a me… e dice: “se non ci riesco, qua e là”… dice che mio zio me lo ha detto (inc.) che fino all’ultimo volevano a volevano a lui perché poi …(inc.)… e mi hanno nominato a me…”.

Lucio Musolino, il fatto quotidiano

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