2011 – volontariato

Questo 2011 sarà dunque l’Anno europeo del Volontariato. Sotto la spinta della società civile, le istituzioni comunitarie hanno voluto dare visibilità e sostegno ad un movimento divenuto spesso indispensabile per il funzionamento della nostra società. Il volontariato è radicato in tutti i paesi europei in una miriade di associazioni che quotidianamente prestano servizi di pubblica utilità, assistenza e aiuto a persone in difficoltà, a ospedali, scuole e centri di accoglienza per indigenti, profughi e anziani. L’elenco è infinito. Senza contare tutte le attività che organizzazioni di volontariato conducono all’estero in campo umanitario. Oltre ai preziosi servizi che offrono, i volontari con il loro lavoro sviluppano la dimensione umana, favoriscono i contatti e le relazioni, creano strutture e reti che rafforzano il tessuto sociale.

Tuttavia, l’indiscutibile valore del volontariato non ci deve nascondere una tendenza preoccupante in molti nostri paesi, dove la sfera pubblica si ritira sempre più dal suo dovere di servizio rendendo una parte della società dipendente dal buon cuore e dalla disponibilità altrui. Il volontariato dovrebbe essere un valore aggiunto alla civiltà, non uno strumento per sopperire alle mancanze di uno Stato sempre più assente.

Oggi non è di moda sostenere un rafforzamento dello Stato che ovunque in Europa si ritrae sotto l’accusa di essere costoso e inefficace. Abbiamo ormai dimenticato i tempi in cui i servizi pubblici non dovevano fare profitti ma appunto fornire un servizio. Se l’antico modello di servizio pubblico non è più attuale è altrettanto vero che non si possono abbandonare servizi essenziali in balia del libero mercato e del profitto. Un’azione pubblica più leggera, più radicata nel territorio e funzionale ai bisogni è possibile e necessaria. Guardando unicamente alla bussola del profitto, si perde di vista il benessere a lungo termine delle nostre società e in fin dei conti la loro stessa coesione.

Il ruolo di riferimento dello Stato e dei suoi poteri di equilibrio è uno dei valori centrali della cultura politica europea. Se l’Unione europea è alla ricerca di valori, questo è uno dei pilastri su cui deve proclamare di fondarsi. Nel suo saggio “The European Dream”, il giornalista americano Jeremy Rifkin descrive la profonda differenza fra il sogno americano e quello europeo. Per gli americani la libertà è associata all’autonomia, cioè al fatto di non dipendere dagli altri, soprattutto dal punto di vista economico. In altre parole, per essere liberi gli americani pensano che si debba essere ricchi. Scrive Rifkin dei suoi compatrioti: “The more wealth one amasses, the more independent one is in the world. One is free by becoming self-reliant and an island unto oneself”.

Il sogno europeo invece è esattamente l’opposto. “For Europeans, freedom is not found in autonomy but in embeddedness”, scrive ancora Rifkin. Per noi essere liberi è dunque porci in relazione con gli altri, fruire di quell’inclusività che ci dà appartenenza e sicurezza. Per questo gli europei cercano anche nel volontariato quella dimensione di incontro e di bene comune che in molta parte del nostro moderno vivere si è persa. E per l’importanza che danno all’idea stessa del condividere, si aspettano legittimamente uno Stato che sia in grado di fornire adeguati servizi pubblici finanziati da un equo gettito fiscale e di livello comparabile in tutti i nostri paesi. Soltanto in questa prospettiva il volontariato assume il suo più alto valore e diventa espressione di senso civico, crescita individuale, collante sociale e scuola di vita.

Diego Marani – ec.europa.eu, newsletter 30 giorni

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