Cara Italia…

Cara Repubblica italiana, tra poco festeggeremo il nostro vivere insieme, ma ho bisogno che tu sappia da me come sto in questo momento. Se verrai fuori dalle tue stanze prenderemo una boccata d’aria.

Sono giovane, molto giovane dicono, incontestabilmente giovane e capace di tutto! Ho energie in corpo, sono sana nella media, la mia mente può ragionare velocemente e ricordare molte informazioni: sono evidentemente un rigoglio dei miei giorni.

Ebbene, che mi prende?

Infelice il più delle volte, generazione di infelici che carburano ad ansia: che mi prende?

So che è difficile lavorare e per questo studio sodo, io sono previdente, c’è la concorrenza, io così ragiono come ragiona la gente; questo ormai è assodato: la concorrenza è il mio pane quotidiano perché poco è il lavoro: tutti sanno che sono la più giovane ed avrò poco lavoro, forse molto nei fatti ma poco nel portafoglio, se mi andrà bene.

Dicono, all’Ufficio Aspirazioni, che bisogna mi prepari meglio. Io mi preparo sempre come fanno tutti i giovani, eppure, ti dico, so già un sacco di cose.

Che mi sposerò con pazienza in un tempo indeterminato se troverò un lavoro determinato, che crescerò figli con fatica tra figli faticosamente cresciuti, che accudirò mio padre e mia madre più arzilli di me, un giorno spenti e piatti come marciapiedi per molti anni ancora. Siamo pieni di responsabilità per il nostro futuro, non faccio che ripeterlo a me stessa ed agli altri, ed è ovviamente così perché stiamo crescendo.

Non è questo che chiedete a noi: siate responsabili?

Comprendimi se soffro d’ansia.

Mi raccontano che tutto sarà più duro, che dovrò aspettare e sudarmi ogni spazio di mondo. Mi raccontano che non è tempo per fare dei progetti a lungo termine e men che meno per far figli. Mi raccontano che sarà meglio tutelarli dai tubi di scappamento, dai giochi diseducativi, dagli insegnanti incompetenti e distratti. Mi raccontano che sarò assorbita, svuotata, sdoppiata da tanto vivrò la mia vita in funzione loro.

Vuoi farmi paura?

Ho già paura, generazione di paurosi che carburano rimandando il giorno, il lavoro, l’Amore ed i figli. Intanto immagino e desidero cose del genere tra cose diverse, ma, ti dico, so già quasi tutto perché intanto mi sto preparando.

All’idea.

Sarebbero stati contenti che qualcosa provasse loro l’importanza, la necessità, l’insostituibilità di quel che facevano, che i loro pavidi sforzi avessero un senso per loro, fossero qualcosa di cui avevano bisogno, qualcosa che poteva aiutarli a conoscersi, a trasformarsi, a vivere. Macché: la loro vera vita era altrove, in un avvenire prossimo o lontano, anch’esso pieno di minacce, ma di minacce più sottili, più sornione: tranelli impalpabili, reti magiche.” (Georges Perec, Le cose)

Cara Repubblica, tra poco festeggeremo il nostro solito vivere insieme, tu vecchia, saggia ed arrivata, noi giovani senza pratica. Non essendo pratici di quasi nulla, noi intanto aspiriamo al possibile ma purtroppo inspiriamo l’aria che riempie i nostri corpi.

Ci viene male.

Quando saranno finite le dispense dei papà attraverseremo la Terra che è nostra dove tutto è possibile, dicono, per non rimpiangere quasi nulla. Avremo staccato finalmente quel cordone ombelicale, generazione di impreparati che carburano a teoremi, e forse ricominceremo a far nascere i nostri figli. Abbiamo paura di morirci in questo asfissiante apprendistato, ma, non avercene a male, noi non capiamo lo Stato.

E neppure ci divertiamo, ti confesso.

Per questo emigriamo.

Cara Repubblica, tra poco festeggeremo la nostra sistematica unione, ma se posso pretendere in cambio da te, spero di poterti dare una lezione. Tienimi la mano, se vorrai noi cambieremo le cose.

Agnese, giovane apprendista.

Agnese Montanari – reportonline.it

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