Il rito

Una sottile linea di confine divide la verità dei fatti – e la serietà del tema – dalla finzione che può trasformare un film in horror vacuo, trionfo di effetti al limite della ripugnanza e così, talvolta, in spettacolo oltraggioso. Il rito si astiene e evita: concentra la sua attenzione sulla verità – si ispira, infatti, a una storia realmente accaduta – e non cede, ai possibili luoghi comuni, perché Mikael Håfström dirige con piglio tragico, creando disagio, ombre e freddo come si conviene e contenendo la recitazione di Hopkins.

Soprattutto, è una storia in positivo: non solo il male è, almeno temporaneamente, sconfitto, ma la fede del giovane, prima dubbiosa, viene premiata e la sua vocazione salvata. Padre Lucas, che la sa lunga, irascibile e schietto, sul bordo della crisi e del pericolo, mette in guardia il novizio: “Scegliere di non credere al diavolo non ti proteggerà da lui”. Se poi gli esorcismi fanno paura, questa è la realtà: Il rito, pur rimanendo problematico nei temi, cerca di non sconfinare in un immaginario finto, eccessivo, ma nemmeno nascondere che il male, il diavolo, è un avversario sempre pronto a “divorare” come leone ruggente l’umanità (1 Pt. 5, 8), nei più terribili e dolorosi dei modi. Anche nel corpo, oltre che nella mente. Dunque, va combattuto.

Luca Pellegrini – cinematografo.it

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