Giornate della laicità

Valerio Onida – Gabriella Caramore – don Paolo Farinella, a confronto.

G. C. – Laicità, parola in affanno. La fede nell’umano, questa unisce la dimensione laica e la dimensione credente. Il punto è considerarsi un’unica famiglia dei viventi. Il credente in Dio è chiamato a rispondere prima di tutto alla coscienza… questo come può stare insieme con l’adesione a un’autorità? Una vera guida religiosa dovrebbe mostrare la propria fallibilità, la propria caducità. Peraltro, non è detto che chi non è credente sia libero. Quanti chierici tra i laici, quanti malati di clericalismo.

V. O. – Già statisticamente è difficile parlare di cattolici, ne abbiamo di tutte le qualità e da tutte le parti… allora forse è una categoria irrilevante? Clericali: coloro che mettono la propria appartenenza ad una istituzione davanti a tutto, la loro identità è là, e va difesa ad ogni costo. La categoria oggi dominante è quella degli “atei devoti”… basti pensare a tutti coloro che per utilità politica si dichiarano a favore della chiesa. I leghisti? Sono i lefebvriani del mondo non religioso! I diritti universali dell’uomo? Non chiedete perché, ma diciamolo tutti… e saranno universali! Il punto è credere all’umanità e sconfiggere il cinismo.

P. F. – Una caratteristica del cinismo di oggi è che ci si rinchiude in casa e si diventa apatici. La gerarchia cattolica brilla per il suo silenzio, e potremmo dire che è un silenzio d’oro… nel senso che è pagato a peso d’oro! Un cattolico dovrebbe essere il più laico degli uomini (Gv 18, Diogneto V – VI). La gerarchia cattolica non è la Chiesa. Religione e fede non sono la stessa cosa. Anche il Papa, infallibilmente, sbaglia. Bisogna andare verso il superamento del concordato, vera palla al piede dello stato e della chiesa. Il fax a Bagnasco quando il governo ha dichiarato di dare soldi alle scuole private, soldi che venivano dallo scudo fiscale: “Vai in TV, vestiti di tutto punto come un satrapo persiano e dì che coi soldi del malaffare non si può educare nessun ragazzo di nessuna scuola!”. La gerarchia cattolica è scismatica dentro la chiesa, ha abbandonato il popolo… e se n’è andata per i fatti suoi.

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