diario Israeliano

gio 28 lug – Tel Aviv

Arriviamo a Tel Aviv. Il visto, ce lo concedono in cambio di poche risposte. Abbiamo il permesso di restare in Israele per 3 mesi, siamo regolari. Dopo un paio di giorni di frescura italiana, arrivare in Israele è anche arrivare tra il caldo di una terra diversa. Aeroporto molto international, ma le strade nei dintorni hanno già un sentore che richiama alla mente angoli di Turchia. Macchine che sfrecciano a finestrini abbassati, declamando melodie arabeggianti. Un po’ sfacciate, un po’ ammalianti.

Nazareth

Ci incamminiamo verso Nazareth, lungo la strada combiniamo un pranzo, contrattiamo per 15 euro, perché non abbiamo moneta locale in tasca… alla fine ne paghiamo 19. Già fregati🙂.

Nazareth, un paese del niente, qualche cosa nuova, qualcuna non-finita finita, non alla maniera di Cézanne ma piuttosto in stile Locri. Saliamo la strada centrale, dove ci sono i venditori dei vicoletti dagli sguardi più diversi. Andiamo verso la grande basilica, l’Annunciazione. La Custodia è italiana recita un cartello, quindi le informazioni e le liturgie qui sono in italiano e arabo.

Troviamo una ragazza italiana dallo spiccato accento marchigiano, è di Fabriano. Dice che è in Israele da due anni, studia sacra scrittura a Gerusalemme dai francescani, ci fa da guida. Racconta di scavi archeologici e ciò che si dice sulla basilica. Fin sorprende che qui non ci sia il fervore religioso delle nostre città italiche. Varchiamo il cancello del santuario e siamo quasi soli, un gruppo di orientali all’ombra di alcune palme… in lontananza. Dentro troviamo quel che resta della grotta dell’annunciazione. Niente, tutto sommato non c’è niente. Ragioniamo di questo con Elisa, infatti dice che immaginare questa come una città eletta da Dio, la dice lunga. Ha fin dell’ironico.

Puoi pensarla come credi, resta che nonostante i nostri sogni di onnipotenza, qui è narrato un Dio debole, piccolo, in un luogo insignificante… anche la chiesa che ci hanno costruito intorno non è gran che. Ci affianca uno dei custodi della grotta, un frate direi dal saio, ci sussurra che qui non conta l’emozione, se ti commuovi. Non è che Dio oggi mi dice questa cosa, domani quest’altra. Il livello è un altro.

Fuori sotto il colonnato si sta meglio, la brezza è leggera. Dentro si respira il silenzio del turbamento, voce di un silenzio sottile direbbe Elia. Il cielo è di un blu pieno, le mura massicce, i mosaici grossolani. Un annuncio, le pietre del quotidiano, un silenzio turbato. Forse come cantava De Andrè, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.

Il pensiero si fa passeggiata, costeggiando le vie, scambiando qualche parole. Un cartello con un insulto arabo, tradotto in inglese così che sia chiaro a tutti. Come ci preoccupiamo che gli insulti siano capiti, dei complimenti molto meno. Notte di Nazareth.

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