Un villaggio di pescatori

sab 30 lug – Cafarnao

Luogo di casa, la casa è quella di Pietro, l’ultima del villaggio, la più vicina al mare… giacché erano pescatori. Poi le case col cortiletto in condivisione e qualche metro più in là una grande sinagoga del terzo secolo, costruita in pietra di calcare bianco arrivata da lontano. Paesino domestico, del quotidiano, con la pelle imperlata di sudore e il rumore dell’acqua nelle orecchie. Il pensiero corre all’indietro, balzando di anno in secolo… immaginando le situazioni di un tempo e quelle di ieri.

Betlemme

Da Cafarnao scendiamo verso sud, sostiamo un poco a Gerico e ripartiamo attraverso il deserto. Caldo, quarantasette gradi circa. Alcuni accampamenti qua e là dove non cresce nemmeno un filo di muschio. Difficile immaginare la loro vita tra lamiere e quattro panni stesi. Avviciniamo Gerusalemme e la cupola della grande moschea, palazzi di pietra bianca, proseguiamo e arriviamo fino al checkpoint per entrare in Betlemme. Credevo fosse più piccola di Nazareth, e mi sbagliavo.

Davide, DVD. In ebraico D è la quarta lettera dell’alfabeto, V la sesta. Quindi la stella che indica la natività nella grotta ha quattordici (4+6+4) punte, discendenza della casa di Davide. Strano a dirsi, forse la distanza è troppa anche ora che ci sono vicino. Ma mi è più prossima la grotta accanto, quella semplice dove ha vissuto Girolamo quando era venuto per tradurre la Scrittura, in quella che diverrà poi la versione della Vulgata.

La custodia è ortodossa, i permessi sono scanditi come dal disco orario. Regna lo status quo, chi va a Roma perde la poltrona, se non ci sei oggi… perdi il tuo diritto di presenza per sempre. Fa fin ridere, e dice della nostra pochezza, incapace di una comunità convivente… lì dove è nato colui che chiedeva “dimmi dunque, chi si è fatto prossimo?”.

Tutto mi sembra adornato di un clericalismo povero, che fin infastidisce. Come se ogni gesto, ogni cancello che viene aperto, ogni luce che viene accesa, ogni permesso che viene accordato… fosse occasione per affermare il proprio potere. Con un sorriso mi viene alla mente il sagrestano di paese che monta le luci della sagra. Le monta lui, non vuole che nessuno lo aiuti… per paura che qualcuno un giorno possa essere in grado di montarle senza di lui. Qui è circa lo stesso, è tutto soltanto un poco più solenne.

C’è un matrimonio tra poco, le bimbe vestite da damigelle saltellano qua e là, incuranti di tutto. O forse avendo capito tutto il necessario.

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