Inquietudine

La filosofia nasce sostanzialmente come problematizzazione dell’ovvio. Vale a dire, come problematizzazione rispetto a quello che tutti pensano. La filosofia si pone delle domande e queste cercano di vedere – nel senso comune del termine – se quello che gli antichi Greci chiamavano doxa (l’opinione diffusa) ha una sua legittimità oppure no.

Quindi la filosofia non è tanto un luogo in cui si offrono soluzioni ma, piuttosto, un luogo in cui si problematizza l’ovvio. Anzi, il compito della filosofia è proprio una problematizzazione di quello che mediamente viene pensato: si tratta, in buona sostanza, di un atteggiamento critico.

E la parola critica da dove viene? Viene dal verbo greco krino, che vuol dire “giudico”. E’ evidente, infatti, che la problematizzazione dell’ovvio mette in crisi la cosiddetta opinione diffusa, perché questa è generalmente un dettato ipnotico, una sorta di accettazione incondizionata dell’esistente; mentre, al contrario, la storia va avanti a colpi di problematizzazione dell’esistente.

Sotto questo profilo la filosofia deve essere il luogo dell’inquietudine, cosa ben diversa, naturalmente, dal luogo delle risposte rassicuranti.

U. Galimberti, Il viandante della filosofia

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