XII – Mekong

mekongPrendiamo qualche barchetta per risalire il Mekong, quella che poteva sembrare la riva opposta in realtà era soltanto un’isoletta di alberi semisommersi. Il Mekong, è molto più grande del Po.

Arriviamo in un punto dove si vedono i delfini, sono una razza in via di estinzione (ne restano 170 dice un bigliettino informativo), col muso tondo e un incavo alla base della testa. In punta alla barchetta, lungo il fiume, è come avere accanto il colonnello Kurtz. Sì, una meraviglia sotto il sole.

Ci trasferiamo a Mondolkiri, dicono sia una regione abbandonata, tribù e giungla. Direi di no.

Troviamo una specie di resort con casette di legno sparse nella giungla, ecosostenibile e retto da europei, crea impiego locale ecc… probabilmente gente che ha capito tutto e si era stancata del clima di casa. Siamo in quello più lontano, in basso, solo colline di giungla di fronte.

Qui in città le case sono serie, di mattoni, ci sono più macchine e le strade sono asfaltate bene, cose più curate qui e là. Come se lo sviluppo cambogiano venisse da fuori, dai vicini vietnamiti e thailandesi dall’altra parte… dall’esterno verso l’interno.

Rispetto alla riva del Mekong dove la guerra sembra finita da tre giorni, il divario è evidente. Cercheremo di capirne il perché.

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