XVII – Sihanoukville

mareSiamo arrivati al mare, un mare da paradiso… soltanto il nulla c’è qui, sabbia fina e palme, qualche barettino con capanne. Gli altri si piazzano in un bar con baracche di legno, io, Erry, Carlo e Chiara finiamo in quello accanto con le capanne di paglia. Il posto è effettivamente surreale, sembra di aver attraversato uno stargate… il tutto è gestito da due slovacchi (di cui forse uno è però in realtà tedesco) scappati da chissà dove… gente strana dagli occhi sbarrati, poi abbiamo una greca che però ormai è australiana e viaggia sola ma qui è con un tizio in pareo che non si sa chi sia e infine c’è la mattacchiona di Los Angeles che ci chiede di unirsi alla festa nella baracca dove lo slovacco spiritato nel suo italo-khmer ci racconta dei topi – Che sono troppi per ucciderli tutti, quindi ha deciso di provarci a convivere. E ci racconta della Cambogia-terra-senza-legge, di Padova sua Italia del cuore e così vicina a Bratislava. 1,50 $ a notte e voglia di parlare, il drink è offerto.

Onde alte e corrente che trascina forte, ma il bagno è una meraviglia fin tanto che arriva il monsone e allora ci si fa una nuova idea del significato di “piovere”.

Ivano scatta qualche ritratto nell’atmosfera da film, notte sul mare tra rane e cicale. Black Russian insolitamente con la menta.

PS – Lo slovacco spiritato pare si chiamasse Mark Plank o Plancton… o Mr Plank… in ogni caso adesso sta giocando col cellulare di Erry😉.

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